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domenica 13 dicembre 2015

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.32 I cristiani in Medio Oriente

2.32 I cristiani in Medio Oriente


Quali sono le storie e le origini dei cristiani in Medio Oriente?

La grande maggioranza dei cristiani del Medio Oriente viene da popoli che non si sono convertiti all'Islam se non dopo la conquista araba del settimo secolo.

Qual'è la situazione odierna dei cristiani in Medio Oriente?


Persecuzioni:

I cristiani mediorientali soffrono di varie tipi di persecuzioni, che possiamo dividere in due categorie:

a) Persecuzioni religiose su base individuale (violazioni dei diritti umani): questo tipo di persecuzioni colpisce gli individui su base religiosa. Ad esempio, Iran e Arabia Saudita perseguono gli individui che espongono la croce o la stella di Davide, incarcerano chi prega in pubblico e in certi casi hanno imposto la pena capitale per non avere rispettato le regole religiose. In quei paesi, così come in Egitto o in Sudan, la conversione al cristianesimo è punita con la pena capitale.

b) Persecuzioni religiose su base comunitaria (pulizia etnico/religiosa): in questo caso i regimi opprimono intere comunità dal punto di vista politico, legale ed economico. L'obiettivo di queste persecuzioni è la riduzione dell'influenza delle comunità cristiane e in certi casi la soppressione fisica.


La pulizia etnico/religiosa dei cristiani mediorientali viene svolta tramite mezzi militari e politici. In Egitto, la comunità copta viene discriminata dal punto di vista costituzionale, politico, amministrativo e culturale. Nel frattempo, ci sono gruppi paramilitari di fondamentalisti che conducono massacri contro i cristiani, incendi di chiese e assassini di civili.


Il regime sudanese ha l'obiettivo dichiarato di arabizzare e islamizzare tutta la popolazione cristiana e animista del meridione. Dal 1992 il governo sudanese ha condotto una campagna militare volta al disperdere, ridurre in schiavitù e sottomettere le popolazioni non musulmane.
Infine, la terza comunità cristiana della regione, i libanesi, viene sottoposta a un regime di oppressione politica e militare.
La comunità cristiana siriana si trova sotto l'oppressione continua da parte degli occupanti musulmani provenienti da Beirut.

Neanche le comunità più piccole si trovano meglio. Per esempio gli assiri sotto il regime di Saddam, in Iraq, vengono attaccati in continuazione dai fondamentalisti.


Riduzione in schiavitù:

Le persecuzioni dei cristiani mediorientali prendono anche la forma della riduzione in schiavitù. In Sudan ci sono vari rapporti dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani che affermano che i fondamentalisti del nord abbiano ridotto in schiavitù circa un milione di persone dal sud del paese. I prigionieri sono stati portati nel nord per lavorare in condizione di schiavitù nei campi, oppure venduti ad altri paesi arabi.

I colpevoli:

a. Di solito le persecuzioni vengono condotte da un gruppo religioso contro un altro. Per i cristiani, ciò è avvenuto in Egitto, Sudan, Iran, Libano, Arabia Saudita, Iraq, Pakistan. In certi casi sono i membri di un gruppo religioso ad opprimere altri correligionari sulla base del fondamentalismo religioso (come in Algeria, Afghanistan o Iran), o su base razziale (Mauritania), ma non è un argomento che tratteremo.

b. Persecuzioni etnico/religiose condotte da stati sovrani (Egitto, Iran, Libano, Siria, Sudan) o da organizzazioni (National Islamic Front in Sudan, Front Islamique de Salut, Hezbollah in Libano, etc.)

- Prof. Walid Phares, before the US Senate Committee on Foreign Relations, Nea East and South Asia Subcommittee on "Religious Persecution in the Medio Oriente." Washington DC, April 29, 1997


L'Iran sta assassinando i leader cristiani

Il Reverendo Mehdi Dibaj si convertì al cristianesimo dall'Islam 45 anni fa. Il 21 Dicembre del 1993 è stato condannato a morte per apostasia. Assolto in appello, il suo corpo è stato ritrovato il 5 Luglio del 1994. Il Reverendo Haik Mehr, Sovrintendente della “Church of the Assemblies of God”, che aveva protestato contro la condanna a morte di Dibaj, è stato ritrovato morto il 20 gennaio 1994. Il 2 Luglio 1994 il corpo del Reverendo Tatavous Michaelian, Segretario del “Council of Protestant Ministers” in Iran è stato ritrovato con varie ferite di arma da fuoco al capo.

Il 19 Luglio del 1998 la GIA ha rivendicato l'assassinio del cantante berbero Lounes Matoubm, dichiarando cheE' noto che il deceduto Lounes Matoub era uno dei nemici più acerrimi della religione e dei guerrieri sacri Mujahideen”


Quanti cristiani rimangono in Medio Oriente?

a. La più grande tra le comunità mediorientali cristiane si trova in Egitto, con dieci/dodici milioni di Copti. Tale gruppo comprende circa un quinto o un sesto della popolazione della nazione. Nonostante le continue violazioni dei diritti umani e delle libertà religiose, l'Egitto riceve grossi aiuti dagli Stati Uniti.

b. I cristiani del meridione sudanese sono circa sei milioni, e sono i più numerosi tra i monoteisti locali.

c. I cristiani libanesi: circa un milione e mezzo di loro vive ancora in Libano e sei milioni fanno parte della diaspora, tra cui circa un milione e mezzo negli Stati Uniti. Tra i cristiani libanesi i più numerosi sono i maroniti, che seguono Roma. Tra i gruppi minori ci sono Melkiti e Ortodossi.

d. Gli assiri-caldei: circa un milione di loro vive in Iraq, concentrati nelle zone curde.

e. I siriani: circa un milione e duecentomila, tra cui aramaici, armeni, melkiti e ortodossi.

f. Ci sono comunità piccole ma importanti in Iran, Giordania, Israele, e altre comunità minori in Turchia e in Algeria. Per legge non ci sono cristiani in Arabia Saudita.

Qual'è la situazione per i cristiani in Israele e in Palestina?

Durante l'ultimo censimento condotto dalle autorità britanniche del 1947 sono stati censiti 28.000 cristiani a Gerusalemme. Il censimento condotto dalle autorità israelite nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni, ha censito solo 11.000 cristiani. Ciò significa che durante il regno di Re Hussein a Gerusalemme, 17000 cristiani, il 61% del totale, se ne è andato ed è stato sostituito da arabi maomettani da Hebron.

Durante il mandato britannico, Betlemme aveva una maggioranza cristiana dell'80%. Oggi, sotto il governo palestinese, la maggioranza è maomettana all'80%.

Non sono rimasti molti cristiani nella zona controllata dai palestinesi nella West Bank. Quelli che possono scappano e presto saranno scappati tutti. L'autorità palestinese cerca di tenere nascosta la fuga di massa dei cristiani dalle aree che controlla.

Tratto da “PALESTINIAN AUTHORITY PERSECUTION OF CHRISTIANS (Prime Minister's Office)” Novembre, 1997

A causa delle persecuzioni senza fine, i cristiani sono costretti a comportarsi come una minoranza oppressa che cerca solo di sopravvivere. I cristiani nelle aree controllate dall'autorità palestinese hanno iniziato a pregare in gran segreto e si sono resi conto di non avere niente da temere da Israele, ma di avere molto da temere dall'autorità palestinese e dai suoi vicini musulmani. A tale scopo, cercano di “rendersi amabili” lodando a tutto spiano i maomettani e denigrando continuamente i “sionisti”.

Middle Eastern Digest - Novembre/Dicembre 1997

Time magazine (23 Aprile 1990): “Dopo anni di relativa armonia, i fondamentalisti islamici dei territori occupati hanno causato una ripresa delle ostilità tra cristiani e musulmani.“ (Seguono vari esempi in cui i maomettani hanno attaccato i cristiani arabi).

The Jerusalem Post (2 Maggio 1991): “Gli attivisti musulmani cercano di convertire Betlemme, sede di uno dei luoghi più sacri del cristianesimo e luogo a maggioranza cristiana fino a pochi anni fa, in una città musulmana. In contrasto con le proteste per l'acquisto di un ostello da parte degli ebrei nel quartiere cristiano di Gerusalemme, l'assalto violento e costante da parte dei musulmani non ha causato reazioni da parte dei cristiani. L'ultimo 21 Dicembre, un convento è stato dato alle fiamme. Durante la prima settimana di Marzo c'è stato un tentato assalto al monastero delle Carmelitane, seguito da un attacco a una scuola cristiana. Il 3 Marzo i vandali hanno profanato il cimitero ortodosso di Betlemme, profanando tombe e distruggendo croci”


La Terra Sancta (pubblicazione Vaticana del 1991): I cristiani stanno abbandonando il Medio Oriente. [anche se] la presenza ebraica allarma gli arabi come niente altro, i progressi commerciali, culturali e tecnologici degli ultimi anni hanno portato a un confronto tra la civiltà occidentale e quella mediorientale, oppure, come si dice più comunemente, tra la cultura islamica e la cultura giudaico/cristiana”

The Jerusalem Post (6 Maggio 1994): Durante l'Aprile del 1994, la stampa ebraica riportava che i cristiani arabi avevano accusato gli attivisti della fazione Fatah dell'OLP di Arafat di avere attaccato delle monache francescane del convento di Aida vicino Betlemme. Una monaca descriveva i comportamenti degli attivisti come un “regno del terrore” in cui invadevano regolarmente il convento, vandalizzavano le tombe, distruggevano quel che trovavano e lasciavano graffiti.


CNN (20 Dicembre 1995): “La Betlemme di oggi è una città musulmana. Durante le preghiere del venerdì, i musulmani sono talmente tanti che invadono la piazza della mangiatoia [il luogo della nascita di Cristo]. I cristiani lamentano continue persecuzioni per la loro fede. I cimiteri cristiani vengono vandalizzati continuamente. I musulmani hanno famiglie da 10 o 12 figli, che non lasciano spazio vitale alle famiglie cristiane. Betlemme è circondata da villaggi musulmani e da campi profughi. Molti dei cristiani di Betlemme hanno paura di parlare apertamente della loro religione”

The Times (Londra, 22 Dicembre 1997): “Per i membri della minoranza cristiana, la vita a Betlemme è diventata impossibile. Le tensioni tra cristiani e musulmani hanno lasciato i cristiani troppo spaventati per celebrare il Natale, anche se si trovano nella città natale di Cristo”

Cosa possiamo fare per aiutare questa gente?

Solo un'alleanza tra ebrei e cristiani potrà assicurare la sopravvivenza per gli ebrei e i cristiani del medio oriente”

- Professor Walid Phares, presidente della World Lebanese Organisation


sabato 5 dicembre 2015

Centesimo post! Internet: istruzioni per l'uso



Mongolini miei, questo è il centesimo post di questo blog! Per festeggiare, pubblicherò un articolo che avevo in mente da tanto tempo ma che non avevo mai completato, ossia le istruzioni per l'utilizzo di questa cosa strana chiamata Internet. Buona lettura!










Cari mongolacci, l'altro giorno mi sono trovato a parlare con una persona decisamente intelligente nonostante l'età avanzata ed una predilezione per stronzate comunistoidi che ritenevo morte e sepolte almeno 50 anni fa. Ci siamo trovati a parlare faccia a faccia, cosa molto strana in quest'epoca dove tutte le "interazioni sociali" passano da Jewbook o da Tinder, e la discussione ha dato spunti interessanti. In pratica, io gli ho spiegato come funzionano i social network e lui mi ha spiegato come funzionava la cultura ai suoi tempi:

I nostri nonni

Ai tempi dei nostri nonni quasi tutti erano ingenui e ignoranti. Quasi nessuno aveva esperienza del mondo al di fuori della sua famiglia e del suo paesino. Quasi tutti si fidavano del prete e della chiesa, gli altri si fidavano di Stalin e dell'URSS. Il giornale e la radio dicevano SEMPRE la cosa giusta perchè si, anche quando dicevano minchiate assolute e palesi.

"Minchia, talè che scrissero! Un'ponno esseri minchiate, è scritto nu junnale!"

Insomma, a quei tempi si credeva a qualunque minchiata, purchè fosse scritta sul giornale o detta alla radio. Evabbè, poverini, erano ignoranti.


I nostri genitori

Ai tempi dei nostri genitori c'era ancora molta ignoranza in giro. Molti avevano solo la scuola dell'obbligo. Il mondo esterno si stava facendo vedere, ma era ancora "laffuori" e alla fine si vedevano sempre le stesse persone e le stesse cose. La gente aveva meno fiducia nel parroco, ma stava iniziando a predere sul serio sindacalisti e politici di sinistra (dalla padella alla brace). Per fortuna c'era la TV che ti portava il mondo a casa e ti informava, anche quando diceva minchiate assolute e palesi.
"Ma ù risse a televisione!"

Insomma, a quei tempi si credeva a qualunque minchiata, purchè fosse detta alla TV. Il telespettatore era prosternato davanti alla TV come un suino maomettano davanti alla Kaaba (il pisciatoio di forma cubica in cui Maometto ebbe il suo primo rapporto anale con Sergio, famoso maiale da monta). Evabbè, poverini, erano appena alfabetizzati.

La nostra generazione

Oggi, quasi tutti hanno studiato e hanno avuto la possibilità di leggere e di seguire i propri interessi. Il mondo esterno ci è entrato in casa e ha costretto tutti ad avere a che fare con persone e culture differenti. Ormai solo i peggiori rincoglioniti danno ancora ascolto a preti e a politicanti. Per fortuna, adesso abbiamo Internet che ci porta a casa il mondo!

"Oddio, guarda questa! Me l'hanno appena condivisa sulla bacheca! DEVE essere vera!"

Insomma, i ggggiovani credono a qualunque minchiata, anche alla più assurda, purchè gli sia stata condivisa sulla bacheca.

Prima verificare una notizia era un lavoro lungo e difficile, mentre oggi per verificare una delle notizie condivise sui social è un lavoro da cinque secondi di google. Questo non preoccupa i nostri eroi: una notifica figa viene SEMPRE copiata e ricondivisa. Passare dieci secondi a cercare su Google è da secchioni sfigati! Dire a qualcuno che ha condiviso una minchiata è un comportamento disdicevole che ti farà perdere tutti gli amici!

Tale comportamento, ovviamente, non è esclusivo dei minorenni del cazzo. Ho degli accounts fake di Google + che uso per leggere i post nei gruppi cristiani, e ci vedo cose spaventose. In pratica, il cristianaccio cinquantenne medio è completamente in balia di idiozie complottarde degne del peggiore dei rincoglioniti vegani. Anzi, qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai ultimamente tutti i cristianacci sono totalmente in preda al panico per la "teoria gender" che dovrebbe rendere tutti i bimbi finocchi, trans o lesbiche. Soprattutto perchè ci sono mille altre minacce molto più serie e più reali. Però i genitori manifestano contro i libri a tematica omisessuale e contro le lezioni di masturbazione per i bambini da zero a tre anni (con esame finale). D'accordo essere cristiani, ma credere a minchiate del genere è folle.
Forza Nuova. Molto obiettivo e affidabile. Verità è.

La laurea in minchiologia di Youtube

Un'altra differenza è data dal fatto che ormai tutti possono scrivere e commentare. Mentre prima lo spettatore doveva starsi zitto e ascoltare, ora tutti pensano di avere il diritto di dire la loro. Ciò ha portato al fenomeno che chiamo il "laureato di youtube", ossia il giardiniere di Codroipo che ritiene di saperne più di tutti dato che ha una tastiera davanti. Ormai lo spettatore non tollera l'idea che il parere di un altro valga più del suo, soprattutto se l'altro ha studiato o lavorato nel campo. La commessa si crede di saperne più del medico, il lavacessi si crede di saperne più dell'architetto e così via. Internet ha dato voce agli utenti, ma non il cervello!

Insomma, Internet ha reso la gggente del bobbolo molto più arrogante e sicura di sè. Mentre prima il popolano si sottometteva fantozzianamente al Dr. o all Avv., oggi si è all'eccesso opposto con il lavapiatti che si crede di spiegare la medicina hameriana al medico, le scie chimiche al fisico e il signoraggio al commercialista!

Alla fine, si può dire che questa sia una deformazione caricaturale del concetto di democrazia: in una società democratica il cittadino vuole che tutti i voti siano uguali. Il problema arriva quando il cittadino ignorante come una zappa vuole che il suo parere valga quanto quello del professionista o del professore.


L'ignoranza

Prima di Internet, l'ignoranza era uno handicap grave. Molti non avevano studiato e non avevano modo per reperire e per capire le informazioni. Una persona con un pò di parlantina poteva fargli credere di tutto, e non c'era modo di difendersi se non pagando un vero esperto o esercitando l'arte della diffidenza testarda tipica del contadinazzo ignorantissimo.

Ora anche l'ultimo dei negri ha l'Iphone e il collegamento a Wikipedia, con cui può verificare qualunque cosa in pochi secondi. Con cinque minuti di Google si possono trovare recensioni, descrizioni e articoli su qualunque argomento, anche quello più astruso. Se uno oggi rimane ignorante è perchè è fiero di essere ignorante, quindi non va più compatito. 


Conclusioni

Sembra che ci sia stato un grande aumento degli strumenti per la circolazione delle idee, a cui non è corrisposto un miglioramento degli utenti. In pratica, abbiamo a disposizione uno strumentino economico, semplice da usare e in grado di portarci davanti tutto lo scibile umano in pochi secondi.

E noi lo usiamo per l'equivalente di Amici di Maria de Filippi.

Da ragazzo avevo la passione per la fantascienza, ma i libri erano COSTOSISSIMI e occupavano spazio che non avevo. Ricordo gli sforzi assurdi per trovare libri usati, le giornate passate nelle biblioteche comunali nei paesini più sperduti e persino le vecchie edizioni Urania che sembravano stampate sugli Scottex. Solo molti anni dopo ho scoperto che alcuni Urania erano stati tradotti davvero a cazzo di cane e che gli autori che avevo definito "coglioni analfabeti" in realtà erano degli ottimi scrittori. 

Oggi vedo i ggggiovani che avrebbero a disposizione tutta la letteratura mondiale praticamente a gratis, ma preferiscono farsi i seghini sui video delle compagne di classe in costume e ridere sui video del cazzo pieni di battute monghe degli youtubers. Ma si rendono conto di quanto sono fortunati e di cosa si stanno perdendo?

Il futuro

A questo punto la mia curiosità è quella di vedere cosa succederà fra qualche anno, quando la prima generazione cresciuta con Internet e senza nessuna memoria del mondo prima di Internet inizierà a entrare nel mondo del lavoro. Le prospettive sono inquietanti:

Tipico utente FB o Google+ di 16 anni



Ma sempre meglio di queste:

Tipica società/ porcile musulmana











mercoledì 18 novembre 2015

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.31 La persecuzione dei cristiani

2.31 La persecuzione dei cristiani


Autore: Robert Spencer


Tirate fuori le armi,” ordinava il chierico maomettano Jaffar Umar Thalib alla radio indonesiana durante il Maggio del 2002:Combattete fino all'ultima goccia di sangue.”[1]

Il bersaglio erano i cristiani indonesiani, considerati da Jaffar come “infedeli belligeranti” (kafir harbi) da sterminare senza pietà. Questa precisazione non era un'invenzione di Jaffar, ma una categoria spiegata minuziosamente dalla teologia maomettana. Usando quel termine, Jaffar incitava i suoi fedeli alla violenza e li assicurava che le loro azioni sarebbero state approvate da Allah.

Le parole di Jaffar hanno avuto le loro conseguenze. Durante le rivolte che ne sono seguite, ci sono state circa diecimila vittime e decine di migliaia di sfollati tra i cristiani[2]. Nel 2002 il giornalista Rod Dreher riportava che il gruppo jihadista di Jaffar Umar Thalib aveva costretto migliaia di cristiani alla conversione e aveva demolito centinaia di chiese [3]

La stampa internazionale ha trattato i fatti in Indonesia come incidenti isolati, nonostante fossero parte delle persecuzioni dei cristiani che avvengono ogni giorno nel mondo maomettani. Questa violenza, così simile a quella dei conflitti religiosi dei secoli passati, è il piccolo segreto della religione di oggi. La comunità internazionale, sempre servile verso i maomettani, ha fatto finta di non vedere nulla e ha permesso che le persecuzioni continuassero. Il mondo islamico è l'unico luogo in cui l'intolleranza religiosa viene legittimata dal Corano e dagli Imam e dove tale intolleranza faccia scorrere così tanto sangue. In nessun altro luogo tali violenze accadono senza che la comunità internazionale abbia nemmeno il coraggio di commentare, figuriamoci di condannare.

Nel mondo maomettano e in particolare nel Medio Oriente le persecuzioni dei cristiani da parte dei maomettani sono ormai un fatto di tutti i giorni.


Omicidi di religiosi cristiani in Iraq

Il 5 Aprile del 2008 Youssef Adel, un prete ortodosso assiro presso la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Baghdad è stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre apriva la porta di casa.[4] Questo attacco arriva solo poche settimane dopo la morte dell'arcivescovo Paulos Faraj Rahho della chiesa cattolica caldea, rapito nella città irachena di Mosul il 29 Febbraio, mentre altri tre cristiani che si trovavano con lui venivano uccisi. Il 12 Marzo i rapitori chiamavano una chiesa di Mosul per annunciare la morte dell'arcivescovo e indicare il luogo dove trovare il suo cadavere.[5]

Mentre in occidente si costruiscono sempre più moschee, in Iran i religiosi di fede cristiana subiscono una caccia spietata. L'Ottobre del 2006 Frate Boulos Iskander, un prete cristiano ortodosso, si recava a Mosul per acquistare pezzi di ricambio. Non sarebbe stato più rivisto vivo. Un gruppo maomettano lo rapì e chiese 350.000 dollari come riscatto. La loro richiesta venne abbassata a 40.000 dollari in cambio della promessa che la chiesa locale avesse denunciato i commenti moderatamente anti-maomettani fatti da Papa Ratzinger. Tali commenti, pronunciati a Regensburg (Germania) avevano causato rivolte in tutto il mondo maomettano. La chiesa pagò il riscatto e affisse trenta cartelloni in tutta Mosul in cui si denigravano i commenti papali. Tutto ciò fu inutile: i resti smembrati di Frate Boulos vennero ritrovati poco dopo.

Cinquecento cristiani seguirono il funerale. Un prete commentò che molti altri avrebbero voluto partecipare, ma avevano troppa paura.[6]

Non ci sono dubbi riguardo a ciò. Gli omicidi dei tre religiosi sono avvenuti in un ambiente sempre più ostile verso i cristiani iracheni. Nel Marzo del 2007 i maomettani andavano a bussare alle porte dei cristiani di Baghdad, ordinando il pagamento della Jizya, la tassa della sottomissione per gli infedeli che vivono tra i maomettani.[7] Nel frattempo, le donne cristiane venivano minacciate di morte se andavano in giro senza velo. Secondo le regole tradizionali maomettane che proibiscono l'esposizione di alcoolici o di maiale (secondo il manuale legale edito dall'università islamica di Al-Azhar al Cairo), i proprietari dei negozi di alcoolici in Iraq sono stati minacciati di morte.[8] Molti di loro sono fuggiti dopo aver avuto il negozio distrutto.

A dire il vero, fin dal 2003 la metà dei 700.000 cristiani residenti sono scappati in altri paesi. Persino nell'Iraq di Saddam Hussein, una dittatura abbastanza secolare in cui il Primo Ministro Tariq Aziz era un cristiano caldeo, le comunità cristiane subivano violenze da parte della maggioranza maomettana. A parte le persecuzioni e gli omicidi, i cristiani venivano costretti ad abiurare e a sposare maomettani.[9] I cristiani iracheni stanno scappando verso la Siria o fuori dal Medio Oriente. Come dice un affarista iracheno fuggito in Siria: “I tre quarti dei miei amici cristiani sono scappati. Non c'è futuro in Iraq per noi” [10]


Violenze contro i cristiani copti in Egitto

I cristiani copti in Egitto hanno sofferto secoli di persecuzioni. Invece di calmarsi, le persecuzioni sono andate avanti tra assalti alle chiese e ai fedeli. Nel Febbraio del 2007 la diceria che un copto avesse una relazione con una donna maomettana (una violazione della legge islamica) causò una rivolta in cui vennero distrutti diversi negozi di proprietà di cristiani.[11] In aggiunta agli attacchi fisici, i cristiani hanno perso la libertà di parola: nell'Agosto del 2007 due attivisti per i diritti dei copti sono stati arrestati per avere “pubblicato articoli e dichiarazioni lesive per l'Islam e offensive verso il profeta Maometto”[12]

Spesso gli attacchi verso i cristiani vengono ignorati dalle autorità egiziane, a volte complici degli attacchi. Nel Giugno del 2007 una folla di rivoltosi mise a ferro e fuoco i negozi e le chiese cristiane di Alessandria, ferendo cinque cristiani. La polizia aspettò un'ora e mezzo prima di intervenire. L'agenzia Compass Direct News, che segue le persecuzioni dei cristiani, commentò: “Nell'Aprile del 2006 ci sono stati tre attacchi alle chiese di Alessandria, che hanno lasciato un morto e vari feriti. Il governo sembra incapace di fermare gli attacchi, se non addirittura complice” [13]

L'esperienza di Suhir Shihata Gouda è un esempio di quello che succede a molte donne cristiane in Egitto quando vengono assalite dagli uomini maomettani.[14] Secondo la Jubilee Campaign, che monitora le persecuzioni dei cristiani:


[Una donna cristiana di nome Suhir] è stata rapita il 25 Febbraio del 1999 da un gruppo di maomettani che l'hanno costretta a sposare un maomettano di nome Saed Sadek Mahmoud. Dopo che Suhir non è più tornata da scuola, suo padre ha fatto rapporto presso la stazione di polizia di Abu-Tisht, ma i poliziotti lo hanno picchiato e insultato invece di aiutarlo. Tre giorni dopo, il fratello e il padre di Suhir sono tornati presso la stazione di polizia ma hanno ricevuto lo stesso trattamento, al punto che il padre di Suhir ha dovuto farsi ricoverare in ospedale.


Suhir è riuscita a scappare, ma è stata catturata, picchiata e messa sotto sorveglianza. Suo “marito” ha guidato una banda di maomettani fino a casa sua, dove ha minacciato di uccidere tutti i cristiani nel villaggio e di rapire tutte le donne se la famiglia avesse fatto causa.[15]

Nel Maggio del 2000 il Vescovo Wissa della Chiesa Copta ortodossa egiziana ha descritto la situazione egiziana in un'intervista presso l'organizzazione protestante Prayer for the Persecuted Church:


Un ventenne stava lavorando nei campi quando è stato avvicinato dai maomettani armati, che gli hanno ordinato di rinunciare al cristianesimo e di pronunciare le due frasi con cui ci si converte all'Islam. Al suo rifiuto è stato ucciso con una fucilata alla testa. Un altro giovane aveva un tatuaggio con S. Giorgio e la Vergine sul braccio. Gli hanno ordinato di abiurare, ma ha rifiutato. Per punirlo, gli hanno tagliato via il braccio col tatuaggio, lo hanno ucciso a coltellate e ne hanno bruciato il corpo.


Un ragazzino di diciassette anni, diacono presso la chiesa, stava andando nei campi con sua sorella. Gli è stato ordinato di abiurare, e al suo rifiuto è stato fucilato. Sua sorella ha subito lo stesso trattamento.

Il governo egiziano, diviso tra le pretese della Shari'ah e le sue stesse leggi secolari, non ha potuto ignorare del tutto questi omicidi. Il risarcimento per le famiglie delle vittime è stato ridicolo, anche per sottolineare lo scarso valore di una vita cristiana: ogni famiglia ha ricevuto ottocento dollari, e solo perchè il caso ha ricevuto eco mediatico. Altre famiglie non hanno ricevuto giustizia o risarcimenti. Un bambino si trovava su uno scuolabus che è stato fermato dai maomettani. Quando i maomettani hanno ordinato ai cristiani di abiurare, il bambino ha rifiutato. Il Vescovo Wissa riporta che: “Lo hanno ucciso con un'ascia e hanno schiacciato il suo corpo con un'auto.” Le autorità hanno trattato il caso come un'incidente automobilistico e hanno rifiutato di compensare il padre, così come avevano fatto quando i militanti maomettani avevano distrutto il suo negozio. [16]


Aggressioni Jihadiste contro i cristiani in Pakistan

La situazione dei cristiani in Pakistan non è migliore. Nel 2007, Frate Emmanuel Asi, segretario dell'istituto teologico di Laity a Lahore e segretario della commissione biblica del Pakistan, dichiarava che i cristiani del Pakistan ricevono continue discriminazioni da parte dei maomettani. Le aggressioni dei jihadisti causano ogni tipo immaginabile di problemi su di loro [17]

Così come in Egitto, i cristiani del Pakistan ricevono minacce e aggressioni continue. Nell'Agosto del 2007 i cristiani e gli indù di Peshawar, nel Pakistan del nord, ricevevano lettere da parte di un gruppo jihadista in cui venivano minacciati di rovina se non si fossero convertiti all'Islam entro pochi giorni. Secondo la Compass Direct i cristiani continuano a vivere nel terrore, cancellando le attività della chiesa e le Messe[18], dato che varie volte gli Jihadisti hanno mantenuto le loro promesse di attacchi verso le chiese pakistane. Ad esempio, il 28 Ottobre del 2001, diciotto cristiani venivano uccisi durante la Messa mattutina della domenica[19]. Durante un altro attacco a una chiesa del 17 Marzo del 2002, cinque cristiani perdevano la vita e altri quaranta rimanevano feriti. L'intera comunità cristiana pakistana vive sotto la minaccia di Al-Qaeda di uccidere due cristiani per ogni maomettano ucciso durante gli attacchi militari americani in Afghanistan.[20]

Oltre agli attacchi di gruppo, ci sono anche atti di prepotenza individuale. Cadherine Shaheen, insegnante, ha ricevuto pressioni alla conversione e minacce se avesse rifiutato. Al suo rifiuto è stata accusata di blasfemia e le moschee locali hanno appeso dei manifesti in cui veniva chiamata come blasfema. Shaheen ha dichiarato: “E' stata una condanna a morte. Per i maomettani uccidere un blasfemo è un onore. Poco prima, i maomettani avevano assassinato un preside accusato di blasfemia. La prossima sarei stata io.”

Shaheen è scappata negli USA e le autorità hanno imprigionato i suo fratelli e suo padre, deceduto poco dopo a 85 anni. “Per noi cristiani la vita in Pakistan è orribile. I maomettani si prendono la nostra terra e le nostre case, ci costringono ad accettare l'Islam. Le ragazze vengono rapite e violentate, poi costrette ad accettare un marito maomettano e a convertirsi”, dichiara Cadherine [21]


Stragi religiose nel mondo maomettano

Le stesse storie sconfortanti avvengono in tutto il mondo maomettano. Nel Giugno del 2007 i cristiani di Gaza hanno fatto appello alla comunità internazionale per chiedere protezione dopo la distruzione di una scuola e di una chiesa da parte dei jihadisti.[22] Nel Sudan, il regime di Khartoum ha portato avanti una jihad sanguinaria contro i cristiani della zona meridionale del paese, uccidendo due milioni di cristiani sudanesi e sfollandone cinque milioni .[23] Nella primavera del 2003, durante un massacro che ha causato la morte di 59 contadini, i jihadisti hanno bruciato vivo un pastore cristiano sudanese insieme alla sua famiglia.[24]

In Nigeria, i maomettani hanno bruciato chiese, costretto i cristiani a seguire la Shari'ah e hanno frustato studentesse cristiane per “abbigliamento inappropriato”.[25] Più di duemila persone sono state uccise durante le rivolte maomettane del 2001 nella città di Jos. I jihadisti impongono la shari'ah in tutta la Nigeria, anche sui cristiani. Nella città di Jos si teme che il conflitto ricominci, dato che i militanti islamici sono ansiosi di attaccare i cristiani.[26]

I cristiani vengono perseguitati persino in Libano, considerato da sempre il solo paese cristiano del Medio Oriente. In particolare il Libano ha sofferto una serie di assassini ai danni dei politici cristiani, tra cui il bombardamento del sobborgo cristiano di Beirut nel settembre 2007 in cui Antoine Ghanem, leader del partito cristiano falangista, ha perso la vita .[27] Questo ha portato i cristiani libanesi a calare di numero e a perdere la loro influenza, cosa che li ha esposti ad altre persecuzioni. Le antiche comunità cristiane libanesi stanno scomparendo.

I militanti algerini hanno preso di mira le comunità cattoliche locali per anni. Nel 1994 i maomettani hanno ucciso un prete, una suora e quattro missionari, nel 1995 cinque suore, nel 1996 un vescovo e quattordici monaci. Molte delle vittime stavano cercando di stabilire relazioni amichevoli con la comunità maomettana. Il vescovo Pierre Claverie di Oran, ucciso nel 1996, “aveva dedicato la sua vita al dialogo tra l'Islam e il cristianesimo. Veniva chiamato il vescovo dei musulmani e conosceva profondamente l'Islam, al punto che gli islamici stessi andavano a chiedergli consigli sulle questioni religiose”[28]

Secondo Compass Direct, nel 2002 due cristiani di Malawi “sono stati lapidati e minacciati di essere rimandati nei loro villaggi come cadaveri se avessero continuato a tenere i loro incontri nelle loro case.”[29]

Secondo l'associazione Aid to the Church in Need, il 28 Aprile del 1998 in Bangladesh “una folla istigata dai maomettani ha saccheggiato e bruciato il collegio femminile cattolico di San Francisco Saverio, la chiesa della Santa Croce e di San Tommaso e la chiesa battista di Sadarghat. Preti, suore e laici sono stati minacciati di morte”

Sembra che questa violenza sia stata causata da una disputa territoriale: “La causa del conflitto è stata la volontà di una moschea di appropriarsi di un appezzamento di terreno vicino a una chiesa. Settemila persone, incitate dai megafoni degli imam che accusavano la chiesa di avere invaso la moschea, hanno invaso il Collegio, bruciato libri, distrutto chiese, crocefissi e statue e saccheggiato i dormitori.”[30]

Anche il dittatore libico Muammar Qaddafi è intollerante verso i cristiani. L'associazione Aid to the Church in Need riporta che in Libia “La maggioranza delle chiese cristiane sono state chiuse dopo la rivoluzione del 1969, nonostante la costituzione libica garantisca la libertà di religione. Dopo aver espulso i cattolici italiani e maltesi, Qaddafi ha convertito la cattedrale della capitale in una moschea.”[31]

Durante l'occupazione turca della parte nord di Cipro del 1974, le chiese sono state derubate delle icone, che sono finite nel mercato nero in Grecia. I turchi si sono appropriati di varie chiese per usarle per scopi civili e hanno cercato di trasformare il monastero quattrocentesco di San Makar in un hotel. I cristiani ciprioti hanno il divieto di avvicinarsi all'edificio.[32]

I maomettani sono decisi a cacciare tutti i cristiani dal paese. Nel 1960 la città di Tur-Abdin nella Turchia meridionale contava 150mila cristiani. Oggi sono meno di duemila. Quando la persuasione fallisce, i maomettani usano atti di terrorismo. Secondo Aid to the Church in Need, “Il 3 Dicembre del 1997, una bomba è esplosa negli uffici del patriarca ecumenico, ferendo un diacono e danneggiando la chiesa.”[33] Intanto, il governo turco ha chiuso l'ultimo seminario ortodosso rimasto e ha chiesto che il patriarca di Costantinopoli fosse un cittadino turco. Ciò equivale a distruggere il patriarcato.


In Indonesia, i massacri dei cristiani da parte della Jihad di Laskar del 2002 non sono stati i primi e nemmeno gli ultimi. Nel 1996 a Java i maomettani hanno distrutto tredici chiese. A Jakarta, nel 1998, altre tredici chiese sono state distrutte da maomettani che intanto urlavano: “Noi siamo i gentiluomini musulmani, voi siete i porci cristiani!” e “uccidete tutti i pagani”. Quando un ufficiale dell'esercito ha cercato di proteggere dei cristiani, gli è stato detto di mettersi da parte e lasciare che la giustizia islamica facesse il proprio corso.[34]

Le organizzazioni per i diritti umani riportano che tra il 2004 e il 2007 i jihadisti in Indonesia, spesso con la complicità del governo, hanno costretto 110 chiese indonesiane alla chiusura.[35] Nonostante il clima di violenza, la chiesa cristiana continua ad agire in maniera conforme ai propri principi. Aid to the Church in Need riporta che “Otto suore dell'ordine del Bambino Gesù sono arrivate a Cileduk, un sobborgo di Java, e sono state oggetto di lancio di pietre da parte dei maomettani. La loro risposta è stata costruire un asilo per bambini, un ricovero per anziani e una scuola”

Uno dei casi più orribili è avvenuto nell'ottobre del 2005, quando tre jihadisti hanno decapitato tre bambine cristiane e ne hanno ferita una quarta mentre andavano a scuola vicino la città di Poso.[36] Per questi crimini, una corte indonesiana ha condannato il mandante a vent'anni di prigione e i suoi due complici a quattordici anni di reclusione.[37]

I cristiani che si sono convertiti abiurando l'Islam sono oggetto di odio particolarmente intenso, ma neanche i cristiani nativi se la passano bene. L'Arabia Saudita, la terra santa dei musulmani, è estremamente feroce verso le minoranze religiose. Persino gli stranieri in visita si devono sottomettere alle leggi religiose saudite:


Nel 1979 i maomettani chiesero l'intervento di un'unità speciale francese (GIGN — Groupe d’intervention de la Gendarmerie nationale) nella Kaaba contro un gruppo di fondamentalisti islamici opposti al governo. I soldati furono costretti a seguire una cerimonia speciale di conversione all'Islam prima di potere entrare nella Kaaba. Persino la Croce Rossa durante la guerra del Golfo fu costretta a nascondere il proprio simbolo e le proprie insegne.[38]


Tim Hunter, ex ufficiale del servizio straniero stanziato in Arabia Saudita dal 1993 al 1995 dichiara che “A volte hanno picchiato e torturato degli americani a Jeddah solo per essere in possesso di una foto con una Stella di Davide nello sfondo o per avere cantato canti di Natale. I Mutawa (la polizia religiosa saudita) picchiava i religiosi e li rinchiudeva in segrete che sembravano uscite dal medioevo.”[39]

Amnesty International scrive che un indiano di nome George Joseph, impiegato in Arabia Saudita “è stato arrestato nel maggio del 2000 solo per essere tornato da una messa cattolica con un' audiocassetta a tematiche cristiane in tasca.”[40]

Nel 2003 il governo saudita dichiarava che non ci sarebbe mai stata una chiesa nel loro regno: “Questo paese è stato il punto di partenza per la profezia e il messaggio e niente può cambiare ciò, nemmeno la nostra morte”, dichiara il ministro della difesa saudita. Riguardo alle proteste dei diplomatici e dei militari nelle basi, li ha definiti “fanatici” e ha dichiarato che non ci sarà mai una chiesa così come non c'è mai stata. Secondo lui “chiunque dica che si dovrebbe costruire una chiesa dovrebbe tacere e vergognarsi.”[41] All'inzio del 2008 Papa Ratzinger e il Vaticano hanno discusso con i Sauditi riguardo alla costruzione di una chiesa, ma sono stati zittiti da Anwar Ashiqi, presidente del centro saudita per gli studi mediorientali, durante un'intervista della rete al-Arabiya: “Sarà possibile costruire una chiesa in Arabia Saudita solo dopo che il Papa e tutte le chiese cristiane riconosceranno il profeta Maometto. Se non lo riconoscono come profeta, come possiamo avere una chiesa nel regno saudita?[42]

I massacri dei cristiani nel mondo islamico sono una cosa familiare per chi conosca le origini dell'Islam. Il profeta Muhammad affermava che: “Caccerò via tutti gli ebrei e i cristiani dalla penisola araba e lascerò solo i musulmani.”[43] Secondo la legge islamica moderna, i cristiani hanno il divieto di residenza nella Hijaz, ossia l'area attorno alla Mecca, alla Medina e alla Yamama, per più di tre giorni.[44] Infatti, le autostrade che portano alla Mecca e alla Medina hanno dei caselli di uscita che dicono “I non musulmani devono uscire qui”


La pena per la coscienza è la morte

Quelli che si convertono al cristianesimo dall'Islam vengono cercati e uccisi in tutto il mondo islamico, dove tutte le autorità religiose affermano che tali apostati si meritano la morte. Muhammad stesso aveva dato quest'ordine: Chiunque lasci la religione islamica dovrà essere ucciso.”[45] Questa è la posizione ufficiale di tutte le scuole di giurisprudenza islamica, anche se alcuni sono in disaccordo se tale legge si applichi anche alle donne o meno.

L'università di Al-Azhar del Cairo, l'istituzione più influente e prestigiosa del mondo islamico, dichiara in un manuale legale diretto a tutti i Sunniti che: “se una persona adulta nel pieno delle sue facoltà mentali commette apostasia e rifiuta l'Islam, allora si merita la morte.” In teoria, il compito di uccidere l'apostata è riservato al capo della comunità, ma in pratica qualunque maomettano può uccidere un apostata senza dover pagare indennizzi e senza dovere fare atti di espiazione (altrimenti richiesti dalla legge islamica in caso di omicidio). Questa eccezione è dovuta al fatto che “uccidere un apostata significa uccidere qualcuno che si merita di morire.”[46]

IslamOnline, un sito gestito da un gruppo di studiosi islamici guidati dallo sceicco Yusuf al-Qaradawi, spiega che Se una persona adulta e mentalmente sana commette apostasia, deve essere punita. In questo caso il califfo o un suo rappresentate deve chiedergli di pentirsi e tornare all'Islam. Se accetta non ci saranno punizioni, ma se rifiuta deve essere ucciso immediatamente. Se qualcuno uccide l'apostata senza consultare il califfo deve essere rimproverato per averne usurpato i compiti, ma non dovrà pagare indennizzi e non dovrà essere punito per l'omicidio.” – in parole povere, nessuna punizione per l'assassino. [47]

C'è un afgano di nome Abdul Rahman che conosce bene questa legge, dato che è stato arrestato nel Febbraio del 2006 per aver abiurato.[48] Secondo la costituzione afgana “nessuna legge può andare contro le credenze e i comandamenti della religione islamica.”[49] Nonostante la situazione sia chiara, gli studiosi occidentali hanno problemi a capire cosa sia successo. Un “esperto di diritti umani” citato dal Times di Londra dà un esempio della confusione tra gli esperti occidentali: “La costituzione afgana dichiara che l'Islam è la religione ufficiale dell'Afghanistan, ma menziona anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui articolo 18 proibisce espressamente questo tipo di condanne. Ciò è un problema per la giurisprudenza locale.”[50]

In realtà non ci sono contraddizioni, dato che la costituzione afgana dichiara il suo rispetto per la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma dichiara anche che nessuna legge può contraddire la legge islamica: “La religione di Stato della repubblica islamica dell'Afghanistan è la religione islamica. I seguaci di altre religioni sono liberi di esercitare la loro fede e di seguire i loro rituali, ma solo nei limiti della legge”

La pena di morte per apostasia è fondamentale nella mentalità islamica, al punto che gli stessi familiari di Abdul Rahman sono andati a denunciarlo quando ha abiurato, sapendo che la polizia avrebbe preso sul serio la denuncia.

Grazie alle pressioni della comunità internazionale Abdul Rahman è stato portato di nascosto in Italia. Il suo caso non è l'unico. Al-Faki Kuku Hassan, sudanese, è un ex sceicco musulano convertitosi al cristianesimo nel 1995 e arrestato per apostasia nel 1998 e tenuto in prigione fino ad essere rilasciato per motivi di salute nel 2001 dopo un ictus.[51]

Muhammad Sallam, un egiziano convertitosi al cristianesimo, è stato arrestato nel 1989 e torturto. Arrestato di nuovo nel 1998, è stato deportato in una locazione sconosciuta. Durante gli anni 80 altri due apostati egiziani, Dr. Abdul-Rahman Muhammad Abdul-Ghaffar e Abdul Hamid Beshan Abd El Mohzen, sono stati arrestati e tenuti in isolamento.

In Marocco, le autorità hanno incarcerato vari apostati e un musicista battista del Salvador, Gilberto Orellana, accusato di avere convertito un maomettano al cristianesimo.[52] Anche in Giordania, paese relativamente tollerante in cui la Costituzione garantisce libertà religiosa, “i musulmani che si convertono alle altre religioni soffrono discriminazioni sociali e ufficiali, dato che il governo non riconosce la legalità di tali conversioni. Secondo la Shari'ah, i convertiti sono apostati che possono subire la confisca dei beni e la perdita dei diritti.”[53]

Robert Hussein Qambar Ali, un cittadino del Kuwait convertitosi al cristianesimo negli anni 90, è stato arrestato e condannato per il crimine di apostasia, nonostante la costituzione del Kuwait contempli la libertà di religione. Mohammad Al-Jadai, uno dei prosecutori del caso di Hussein spiega che: “I legislatori non hanno mai pensato di legislare sull'apostasia dato che non pensavano che cose del genere potessero avvenire qui. La libertà di religione della Costituzione vale solo per la religione nativa.”[54]

Quando Hussein ha chiesto di poter visionare gli atti di accusa, il prosecutore ha detto al giudice: “Quest'uomo è immorale! I documenti contengono versetti del Sacro Corano, che non devono essere toccati dagli infedeli!” Il prosecutore a questo punto ha iniziato a citare gli atti in cui si spiegava il rapporto tra la legge secolare e tollerante del Kuwait e la Shari'ah: “Siamo dispiaciuti di dover affermare che il nostro codice penale non include il reato di apostasia. La nostra umile opinione è che questa legislatura non possa dichiarare altro che quello che viene raccomandato da Allah e dal suo Profeta. Sono loro che debbono decidere riguardo alla sua apostasia”

La corte islamica ha condannato Hussein alla pena capitale. Nel 1997 il Professor Anh Nga Longva dell'Università di Bergen, in Norvegia, ha visitato il Kuwait e ha scoperto che il caso aveva infiammato gli animi: “Ho notato un consenso tra i liberali e gli islamici. Praticamente tutti erano d'accordo sul fatto che l'apostasia di Qambar fosse un crimine grave e meritasse una punizione, e che la perdita dei suoi diritti civili fosse una punizione giustificata. L'unica cosa su cui c'era disaccordo era la pena capitale.”

Longva ha notato che coloro che erano contrari alla conversione di Hussein Qambar Ali invocavano lo stesso versetto coranico che altri invocavano per difendere il suo diritto alla conversione, ossia il versetto 2:257 [a volte numerato come 2:256] che dice: “Non c'è costrizione nella religione”. Spesso, questo versetto viene citato per dire che dato che l'Islam è una religione tollerante, non esiste alcuna giustificazione per l'apostasia.[55]

Longva cita l'affermazione lapidaria di un giurista del Kuwait: “Noi ricordiamo sempre a coloro che si vogliono convertire che l'Islam è una porta a senso unico. Potete entrare, ma non potete più uscire.”[56] Hussein alla fine è stato condannato per apostasia, ma la pressione internazionale gli ha consentito di scappare negli USA.

Nell'Agosto del 2007, Mohammed Hegazy, un maomettano egiziano convertitosi al cristianesimo, è stato costretto alla fuga dopo aver ricevuto una condanna a morte da parte di religiosi islamici. Nonostante tutto si è rifiutato di fuggire dall'Egitto, dichiarando che: “Lo so che ci sono delle fatwa che vogliono spargere il mio sangue, ma non mi darò per vinto e non lascerò il mio paese.”[57] Nel 2008, suo padre aveva dichiarato a un giornale egiziano che: “parlerò con mio figlio e cercherò di convincerlo a ritornare verso l'Islam. Se si rifiuterà, lo ucciderò con le mie stesse mani.” Hegazy è ancora in incognito in Egitto.[58]

Anche se non ha fatto nulla per aiutare Hegazy, il Febbraio 2008, il governo egiziano ha fatto una concessione alla minoranza cristiana quando ha permesso il cambio di religione sulla carta di identità dei convertiti. [59] Il problema è che l'Egitto, pur non essendo un paese sotto la Shari'ah, non ha mai visto di buon occhio l'apostasia. Le nuove norme si applicano solo ai cristiani che si sono convertiti all'Islam e che hanno deciso di tornare al cristianesimo. Dato che la legge islamica considera l'apostasia come un crimine capitale, le carte di identità che riportano tale informazione sono l'equivalente di una condanna a morte. Qualunque maomettano che veda tale informazione sulla carta di identità si potrebbe sentire giustificato nell'uccidere immediatamente il portatore.


Giustificazioni coraniche per la persecuzione dei cristiani


Come i cristiani, i musulmani rispettano e venerano Gesù. L'Islam insegna che Gesù è uno dei più grandi tra i profeti di Dio e tra i messaggeri dell'umanità. Ogni giorno un miliardo e trecento milioni di musulmani cercano di vivere i suoi insegnamenti di amore, pace e perdono. Queste leggi universali ci ricordano che i cristiani, i musulmani, gli ebrei e tanti altri hanno molte più cose in comune di quanto non credano”


Questo è un proclama pubblicitario del Council on American Islamic Relations (CAIR) pubblicato nei giornali californiani nel marzo del 2004. Il messaggio di comunanza tra cristianesimo e islam ha un precedente coranico, in cui si consiglia l'amicizia tra cristiani e maomettani: “Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: “In verità siamo nazareni”, perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia. (Corano 5:82).

Nel mondo islamico non c'è alcun bisogno di fare gli ecumenici. Lo sceicco saudita Marzouq Salem Al-Ghamdi ha affermato, durante una predica alla Mecca che I cristiani sono infedeli, nemici di Allah, del suo Profeta e dei credenti. Loro negano e maledicono Allah e il suo Profeta. Come possiamo vivere vicino a questi infedeli?”[60]

Lo Sceicco stava ignorando il verso 5:82 in favore di un altro verso: O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. ” (5:51).

A parte per questi messaggi contraddittori, il Corano ha molto da dire riguardo al cristianesimo e a Cristo, ad esempio parlando dell'immacolata concezione (la Sura 19 si intitola “Maria” e ne parla a lungo) e chiamandolo “parola di Allah”. Il Corano nega la Trinità e il fatto che Gesù sia figlio di Dio (4:171), definendolo uno dei profeti della stirpe dell'Antico Testamento: “Dite: “Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Tribù, e in quello che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo sottomessi”. ” (2:136).

Secondo la visione coranica, questa stirpe culmina con Maometto, l'ultimo e il più grande dei profeti la cui rivelazione completa e corregge tutte le altre. I maomettani credono che l'Islam sia la rivelazione finale di Allah, e che ebrei e cristiani abbiano ricevuto rivelazioni genuine (per questo vengono chiamati “popoli della Scrittura”), ma contaminate dall'esaltazione di Gesù come figlio di Dio e dalla mancanza di riferimenti a Maometto. I cristiani hanno anche aggiunto le false dottrine della Trinità e della natura divina di Cristo:

O Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Allah e nei Suoi Messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per voi. Invero Allah è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui! A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è sulla terra. Allah è sufficiente come garante. (4:171).

Detto ciò, alcuni maomettani affermano che l'Islam riconosce il cristianesimo come religione lecita, ma il cristianesimo riconosciuto dal Corano è diverso da quello praticato oggi. Il Corano dice di Gesù che:

Gli demmo il Vangelo, in cui è guida e luce, a conferma della Torâh, che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati.
Giudichi la gente del Vangelo in base a quello che Allah ha fatto scendere. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono gli iniqui. (5:46-47).

Quando i maomettani hanno iniziato ad avere contatti con i cristiani, tali versetti li hanno messi in una situazione difficile: secondo loro i Vangeli davano prova della veridicità del messaggio di Maometto, e che se i cristiani lo avessero visto si sarebbero convertiti all'Islam. Invece i maomettani hanno scoperto che i Vangeli avevano una visione di Gesù molto diversa dalla loro e che non contenevano alcun accenno ad un profeta che avrebbe rivelato una grande verità. A questo punto, i maomettani iniziarono a predicare che i cristiani avevano corrotto il Vangelo che Allah aveva dato a Gesù.

Questa idea è molto comune nel mondo islamico di oggi. Lo studioso maomettano Abdullah Yusuf Ali, traduttore di una versione inglese del Corano, include una nota riguardo al Vangelo: “Lo Injil [Vangelo] menzionato nel Corano non è il Nuovo Testamento e nemmeno i quattro Vangeli ricevuti dalla Chiesa cristiana, ma un Vangelo originale promulgato da Gesù così come la Tawrah [Torah] è stata promulgata da Mosè e come il Corano da Muhammad al Mustafa.”[61]

Ci sono molti maomettani disposti a vivere in pace e in armonia con i cristiani, così come ce ne sono tanti che sentono di avere una giustificazione nel disprezzare i cristiani come corruttori della parola di Allah.

Questa è una fonte importante dell'inimicizia tra cristiani e maomettani, resa più violenta dalla dottrina islamica della Jihad: ossia l'idea che fare la guerra contro i non credenti fino alla loro morte, alla conversione o alla sottomissione, sia parte dei doveri della comunità maomettana. Questo trio di scelte, dichiarato da Maometto in persona, è basato sul Corano e riservato a ebrei e cristiani:

Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati. (9:29)



La persecuzione dei cristiani come tradizione

L'ultima spedizione militare di Maometto è stata contro i cristiani bizantini nella guarnigione araba di Tabuk, e poco dopo la morte del loro profeta i maomettani hanno conquistato e islamizzato le terre cristiane del Medio Oriente, del Nord Africa e della Spagna. La Jihad si è spostata verso l'Europa cristiana e continuò per secoli, fino alla conquista di Costantinopoli del 1453. Nel Settembre del 1683 l'assedio ottomano di Vienna venne infranto e l'ondata maomettana iniziò a calare, ma le dottrine che hanno giustificato la Jihad non sono mai state riformate o annullate. Con il ritorno dei sentimenti jihadisti del ventesimo secolo sono tornate anche le persecuzioni anticristiane. Questa storia, raccontata da una donna ottomana nel novecento, descrive i sentimenti che si provavano a quei tempi e in quei luoghi:

Una notte mio marito è tornato a casa e mi ha detto che il Padisha aveva dato l'ordine di uccidere tutti i cristiani del villaggio, anche i nostri vicini. Io ero molto arrabbiata, gli ho detto che non mi importava chi avesse dato quegli ordini dato che erano sbagliati. I nostri vicini erano sempre stati gentili verso di noi e gli ho detto che se li avesse uccisi Allah ci avrebbe puniti. Ho provato a fermarlo, ma lui li ha uccisi con le sue stesse mani.[62]

La popolazione cristiana in Turchia è passata dal 15 per cento del 1920 all uno per cento di oggi. In Siria è passata dal 33 per cento al dieci per cento. A Betlemme nel 1948 l'85 per cento della popolazione era cristiana. Oggi, la culla del cristianesimo conta il dodici per cento di cristiani.[63]

I cristiani nel mondo maomettano sentono parecchio il peso del passato. Nell'ottobre del 2002 lo sceicco Omar Bakri Muhammad, un sostenitore di Osama che ha vissuto per anni in Gran Bretagna prima di esserne espulso, ha scritto che “Non possiamo dire semplicemente che dato che non c'è il califfato non possiamo ammazzare gli infedeli. Dobbiamo sottometterli alla Dhimma in ogni caso.”[64] La Dhimmah è il contratto di protezione legale riservato agli ebrei, ai cristiani e a poche altre religioni sotto il dominio islamico. Quelli che accettano questa protezione sono cittadini di seconda classe chiamati “dhimmi”. Nel 1999, lo sceicco palestinese Yussef Salameh “apprezzava l'idea che i cristiani diventassero Dhimmi e tale idea è diventata più diffusa dall'inizio della seconda Intifada nell'ottobre del 2000.”[65]

Durante un sermone in una moschea della Mecca, lo sceicco Marzouq Salem Al-Ghamdi ha ricordato le ingiunzioni relative ai Dhimmi:

Se gli infedeli vogliono vivere insieme ai credenti devono farlo secondo le condizioni dettate dal Profeta: non c'è niente di male in ciò fino a che paghino la Jizya alla tesoreria islamica. Le altre condizioni impongono che non possano riparare le loro chiese e i loro monasteri, che non ricostruiscano gli edifici religiosi che vengono distrutti, che diano da mangiare per tre giorni a qualunque credente che passi per le loro case, che si alzino per lasciare il posto a un credente che vuole sedersi, che non si vestano e non parlino come un credente, che non vadano a cavallo, che non portino alcun tipo di arma, che non vendano vino, che non mostrino la croce, che non suonino le campane, che non alzino la voce durante la preghiera, che si radano la fronte per essere riconoscibili come infedeli, che non incitino rivolte contro i credenti e che non alzino le mani contro i credenti. Se violeranno una sola di quelle condizioni, allora non avranno più protezione.[66]

Queste leggi non sono più state applicate negli ultimi sessant'anni, ma gli jihadisti moderni premono per farle applicare di nuovo.

L'idea che i cristiani si debbano sentire sottomessi nei paesi islamici (come comanda il verso 9:29 del Corano) è ancora attuale. Nel Marzo 2008 è stata inaugurata la prima chiesa cattolica in Quatar, senza croci, campane, campanili o insegne. Il pastore locale, Padre Tom Veneracion, spiega che “la nostra idea era quella di essere discreti e non offendere nessuno.”[67]

Le chiese della città islamica di Marawi, nelle Filippine, hanno rinunciato a esporre la croce. Il prete locale, Padre Teresito Soganub spiega che: “Per evitare discussioni e situazioni spiacevoli ci limitiamo a portarci la croce nel cuore”. Reuters riporta che Soganub “per non irritare i suoi vicini musulmani non indossa il solino o il crocefisso, e si è fatto crescere la barba”, oltre a celebrare pochi matrimoni dato che la tradizione cattolica filippina prevede il consumo di un arrosto di maiale. [68]

E' facile capire il motivo per questa reticenza. Lo sceicco saudita Muhammad Saleh Al-Munajjid, predicando da una moschea in Al-Damam, in Arabia Saudita, ha raccomandato i genitori alla diffusione dell'odio verso ebrei e cristiani: “I musulmani devono educare i loro figli alla Jihad. Questo è quello che debbono fare: educare i bambini alla Jihad, all'odio verso gli ebrei, i cristiani, e gli infedeli, ravvivare il fuoco della Jihad nei loro animi. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno ora”[69]


Le organizzazioni per i diritti umani e il loro silenzio criminale

Nel Dicembre del 2007 Justus Reid Weiner, un avvocato che si occupa di diritti umani, ha fatto un'affermazione che si può applicare ai cristiani in tutto il mondo islamico, anche se si riferiva ai cristiani in Palestina: “La persecuzione dei cristiani palestinesi incontra l'indifferenza della comunità internazionale, delle associazioni per i diritti umani, dei media e delle ONG”. Weiner afferma che se non si farà niente a riguardo i cristiani locali saranno estinti entro quindici anni, dato che “I leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro seguaci alle persecuzioni dell'Islam radicale.”[70]

Questa indifferenza si manifesta nel modo ridicolo in cui le organizzazioni per i diritti umani trattano le persecuzioni dei cristiani, quando si degnano di parlarne. Ad esempio il rapporto del 2007 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Egitto tratta la situazione dei cristiani copti in modo sbrigativo e indifferente: “Ci sono rapporti di violenze settarie tra cristiani e musulmani. Nell'aprile del 2006 ci sono stati tre giorni di violenze religiose ad Alessandria con tre morti e dozzine di feriti.”[71] In realtà, le violenze sono iniziate quando un maomettano ha accoltellato a morte un cristiano in una chiesa e tre chiese sono state assalite da bande di jihadisti armati. [72]

Sembra che quando si parli di violenze contro i cristiani il silenzio sia la norma. Il rapporto di Amnesty International sull'Indonesia parla di attacchi contro le chiese e contro le minoranze religiose, ma non dice da parte di chi. Secondo loro, a Sulawesi le persecuzioni religiose sono la norma [73], ma non si parla dei responsabili. Sembra che Amnesty International sia più interessata a proteggere l'Islam dalle accuse di violazione dei diritti umani che a proteggere i cristiani da tali violazioni. Sembra che il cristianesimo, anche il cristianesimo copto in Egitto, sia troppo vicino agli USA e all'Occidente per interessare le sensibilità multiculturali dei professionisti dei diritti umani.

La situazione è grave. Nell'Aprile 2006 il patriarca melkita greco Gregory III, che vive a Damasco, ha dichiarato che “dopo l'11 settembre è iniziato un complotto per eliminare tutte le minoranze cristiane dal mondo arabo. La nostra esistenza rovina lo stereotipo secondo cui gli arabi devono essere tutti musulmani e gli occidentali tutti cristiani. Dopo la cacciata o la sparizione dei caldei, degli assiri, degli ortodossi e dei cristiani latini, tutto il Medio Oriente sarà ripulito dai cristiani e i due mondi, arabo e cristiano, si troveranno faccia a faccia. A questo punto sarà più facile provocare una guerra di religione. Questo è il motivo per cui ho scritto una lettera a tutti i governatori arabi in cui spiegavo quanto sia importante mantenere la presenza dei 15 milioni di cristiani arabi in mezzo ai 260 milioni di musulmani.”[74]

Alcuni americani, cristiani e non, rimangono stupiti quando imparano che esistono delle comunità cristiane nel mondo islamico e che tali comunità soffrono persecuzioni. Altri rimangono indifferenti, dato che la moda dell'ateismo chic vede tutte le religioni come degne di disprezzo, qualunque sia il loro comportamento. Per loro, le vittime delle persecuzioni stanno avendo quello che si meritano. Molti occidentali, particolarmente quelli che si occupano di diritti umani, vedono come vittime da proteggere solo i non cristiani e i non europei. Tale idea cozza contro le persecuzioni dei cristiani in tutto il Terzo Mondo.

Gli Jihadisti islamici e i sostenitori della Shari'ah sono sempre più brutali e arroganti grazie all'indifferenza dell'occidente. I loro crimini contro i cristiani delle loro terre stanno crescendo sempre di più e stanno lasciando un lago di sangue nei luoghi dove l'Islam e la cristianità debbono convivere.

Robert Spencer è uno studioso di storia islamica, teologia e legge, direttore di Jihad Watch, un programma del centro David Horowitz Freedom Center. Ha scritto “The Politically Incorrect Guide to Islam (and the Crusades)” e “The Truth About Muhammad”. Il suo ultimo libro è “Religion of Peace?”



Fonti:

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