Emigrante

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mercoledì 17 settembre 2014

Life in modern England part 5 - mangiare fuori in UK

Buona domenica, cari amici! Siete già andati a messa per venerare quel porco fottuto di dio nella sua chiesa??

Oggi parleremo di un argomento che interessa a molti: mangiare fuori casa in uk! Vi riporterò alcune delle mie esperienze, sperando di risparmiarvi le inculate che mi sono capitate e di consigliarvi al meglio tenendo conto della vostra situazione di miseria umana ed economica!

Wheterspoons



Tipico menu' Wheterspoons
Wheterspoons e' un grosso franchising inglese che offre un servizio economico e molto veloce. I pub Wheterspoons hanno i nomi piu' diversi ma usano tutti lo stesso menu e offrono lo stesso servizio. In generale col Wheterspoon vai sul sicuro, saprai perfettamente cosa ti troverai davanti.

Le pietanze non sono per niente male e i prezzi sono bassi, soprattutto se approfittate delle offerte Club per i giorni della settimana. La clientela e' molto tranquilla, il Wheterspoons e' un posto per famiglie e per lavoratori, non per ubriacarsi e fare bordello. Le offerte per i due meals sono decisamente convenienti.






Offerta speciale del martedi'















Perio's

Il Perio's e' una grossa catena di ristorantini specializzata in pietanze a base di carne. I piatti disponibili sono pochi, ma e' possibile farli fare con falafel, pollo o manzo, oltre al condimento scelto tra una dozzina di salse diverse. La carne viene cotta alla griglia, senza olio o grasso, poi condita e messa nella pietanza richiesta. Il tutto e' molto sano, molto saporito e abbastanza economico. Le chilli cheese nuggets sono ottime e asciuttissime, senza olio.
L'ambiente e' tranquillo, anche se c'e' una presenza eccessiva di gente che mangia halal. Resta comunque un buon posticino per famiglie.






Burger King

Il BK e' la versione sana del Mc Donalds. La carne e' di qualità migliore, le patatine sono fatte con patate e non con polistirolo liofilizzato e il pane e' decente. Ogni giorno c'e' un'offerta detta "king of the day" in cui si mangia un burger a scelta a prezzo ridotto.
Anche qui l'ambiente e' pulito e family friendly.



Pizza Express

Il Pizza Express e' il posto in cui vanno gli italiani del cazzo che pensano di andare in UK e di poter trovare la pizza fatta da Ciro Monnezz, per poi andarsene scornati. Pizza Express in realtà e' un posto dove si possono mangiare delle pizze abbastanza buone, ma completamente diverse dalle pizze italiane. L'impressione e' quella di trovarsi in un posto gestito da un pizzaiolo inglese che ha passato due settimane in Italia e ha fatto le sue pizze basandosi su quel poco che ha potuto vedere. Le pizze sono buone, gli ingredienti sono buoni, ma il tutto ha solo una vaga somiglianza con la pizzeria tradizionale italiana.
Ambiente tranquillo, buon posto dove portare una fighetta curiosa riguardo alla cucina italiana ma non abbastanza da provare qualcosa di veramente italico.
Si, avete visto bene. Il pesto alla genovese sulla pizza















Pret a Manger

OK, qui si cambia completamente ambiente. Il Pret e' il posto dove vanno i fighetti posh di merda per vantarsi di quanto sono fighi e di come sanno mangiare bene. A dire il vero si mangia benissimo e ci sono cibi e bevande di ottima qualità che non si troverebbero altrove, ma diolatrina che prezzi e che ambiente con la puzzetta sotto il naso!
Diciamo che quello e' un posto dove portare una figa trendy in pausa pranzo, non un posto dove farsi un panino e una birra. Attenti che le fighe impiegatizie inglesi sono davvero brave nel distinguere un vero ricco da un finto ricco. Evitate di sboronare troppo su ricchezze che non avete, vi sgamano subito. Puntate sulla fama (spesso immeritata) degli italiani, molto simile alla figura di Loris Batacchi.






Upper Crust

Il nome e' un raffinato gioco di parole tra "upper crust" come "crosta del pane" e "upper crust" come "la crema della societa', i fighetti di merda". Si tratta di una catena di paninerie alle stazioni dove potete farvi una baguette appena decente per un prezzo esagerato. Vi direi di non cascarci, ma cazzo, quando sei alla stazione e non hai tempo di andare a cercare un posto dove mangiare non c'e' molta scelta.


KFC

La versione negra e schifosa del McDonalds, devo dire altro? Pollo fritto, unto, olioso, cotto male e schifoso. Prezzi bassi, clientela disgustosa. Pollo fritto panato gocciolante di olio merdoso, denso e puzzolente come olio esausto da motore. Andateci solo se siete negri.













domenica 7 settembre 2014

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Parte 10, la storia dell'impero ottomano e il massacro di Armeni, Greci e Assiri

Cari amici, continuo con la traduzione del Compendio di Berwick. In questo capitolo si parla della storia dell'impero dei maomettani e del modo in cui si sono comportati con le minoranze non maomettane che vivevano tra loro. La mia opinione è che studiare queste cose sia importante, dato che i maomettani sarebbero lietissimi di ricominciare a fare le stesse cose in tutti i posti che hanno impestato con la loro presenza. Lo so bene che i sinistroidi sarebbero felicissimi di farsi massacrare e violentare dalle truppe cammellate maomettane, ma gli esseri umani sani e normali la pensano diversamente e io sono tra essi. Buona lettura. 



1.15 Storia dell'Impero Turco Ottomano (1299-1876)



1. L'alba dell'Impero Ottomano

Nel 1300 i dieci principati Selgiuchidi avevano strappato buona parte dell'Anatolia all'impero Bizantino ormai indebolito.

Osma, figlio di Ertugrul divenne Bey nel 1281 e nel 1299 si proclamò sovrano dei Selgiuchidi stabilendo l'Impero Ottomano.

- Badiera dell'Impero Ottomano 1299-1453
- Bandiera degli Osmanli 1326-1517
- Cattura di Bursa – 1326
- Battaglia Plocnik – 1386
- Bandiera da battaglia Ottomana
- Battaglia del Kosovo - 1389
- Constantinopoli - 1452
- Cattura di Constantinopoli - 1453
- Bandiera Ottomana – 1453 – 1844
- Battaglia di Chaldiran - 1514
- Sultano Solimano I – 1520-1566
- Battaglia di Mohacs - 1526
- Battaglia di Preveza – 1538
- Battaglia di Lepanto - 1571
- Cattura di Yerevan – 1635
- Cattura of Baghdad – 1639
- Secondo assedio di Vienna - 1683


La società Ottomana comprendeva varie etnie: Greci, Armeni, Assiri, Arabi, Ebrei, Curdi, Persiani, Georgiani, Bulgari, Serbi, Ungheresi, Croati, Romani, Albanesi e altri ancora. I Turchi erano la classe dominante. Il Sultanato, gli ufficiali del governo, i visir, i pascià, i giudici e gli ufficiali dell'esercito dovevano essere Turchi e Maomettani. I Giannizzeri erano la spina dorsale dell'esercito. I membri di quella casta erano bambini strappati alle famiglie Cristiane, convertiti e cresciuti come Turchi. Gli Ottomani prendevano come mogli e schiave da harem le figlie delle famiglie Cristiane.

I non Maomettani dovevano indossare un colore differente e non potevano cavalcare o portare armi. I Cristiani e gli Ebrei venivano chiamati “Kafir” o “Gyavur” (Infedele). La legge era la Sharia Islamica.


2. L'Era del Declino(1683-1808)

Dopo la sconfitta del 1683, l'Impero Ottomano andò in declino, perdendo vari territori. I nuovi padroni del mondo erano Austria, Inghilterra, Francia e Russia. Pietro il Grande di Russia sconfisse gli Ottomani nel 1723 prendendo Dorbent, Baku, e il North Atrpatakan (Azerbaijan) ai Turchi e ai Persiani. Durante la guerra Russo-Turca del 1768-1774, Caterina II prese l'Ucraina, il Caucaso e la Crimea sotto l'influenza Russa. I Turchi cercarono di riprendersi i territori, ma vennero sconfitti nel 1791 e 1792 da una forza Russo-Austriaca che prese la Transilvania, la Bessarabia e l'Ungheria.

Napoleone invase l'Egitto nel 1798, prendendo il controllo di Malta e Palestina. L'Inghilterra decise di combattere i Francesi mettendosi dalla parte degli Ottomani. Napoleone si ritirò, lasciando l'Egitto ai Turchi e Malta agli Inglesi.

Nel 1807, dopo una breve battaglia in contro gli Inglesi, i Giannizzeri in rivolta deposero il Sultano Selim III e incoronarono suo cugino Mustafa IV. Mustafa venne spodestato dopo un anno da suo fratello Mahmud II. Da allora ogni Sultano fece uccidere suo fratello. L'Impero si stava sgretolando. I Russi batterono gli Ottomani durante una serie di guerre dal 1806 al 1812, fino alla stesura del Trattato di Bucarest. Il giorno dopo la stesura del trattato, Napoleone attaccò la Russia.

Dopo la “Seconda rivolta Serba” del 1815, la Serbia ottenne l'indipendenza dall'Impero Ottomano grazie a eroi come Karadorde Petrovic e Milos Obrenovic.

Ispirati dagli scritti e dall'omicidio dello scrittore Greco Rigas Feraios, i Greci si ribellarono durante la Guerra Greca per l'Indipendenza iniziata nel 1821 e durata quasi dieci anni. I Greci riuscirono a liberarsi dalla tirannia Ottomana e a ottenere l'indipendenza nel 1832.

Durante la Battaglia di Navarino, il Sultano chiuse lo stretto dei Dardanelli alle navi Russe e revocò la Convenzione di Akkerman.

Dopo le guerre Russo-Persiana e Russo-Turca del 1828-1829, gli Ottomani riconobbero la sovranità Russa sulla Georgia e sulla Armenia Orientale.

Nel 1830, l'Impero Ottomano era “Il vecchio malato d'Europa”


3. I Tre Sultani Riformisti (1808-1876)

Nonostante il clima di quegli anni, il Sultano Mahmud II ebbe il coraggio di introdurre una serie di riforme nell'impero. Il suo Visir, Mustafa Pasha, mise in pratica le riforme ma venne ucciso dai Giannizzeri. Mahmud fece abolire i Giannizzeri nel 1826 e stabilì un esercito moderno chiamato Nizam-i Cedid, (Ordine Nuovo).

Nel 1831 il Sultano Mahmud fece aprire il primo ospedale statale, nel 1833 introdusse varie riforme legali, eduvative e scientifiche in un editto chiamato “Tanzimat” (Riforme). Il Sultano Mahmud proibì gli abusi dei governatori e il vakifs (l'uccisione di cittadini secondo il capriccio dei Pascià e degli aga). Il Sultano morì nel 1839.

Il Sultano Abdulmejid continuò le riforme di suo padre, sostituendo la Sharia con un codice civile scritto secondo il modello europeo. Fece anche stabilire le prime università moderne, abolì le tasse sui non-Maomettani e fece varare varie riforme per una migliore amministrazione pubblica.

Nel 1854 Inghilterra, Francia e gli Ottomani andarono in guerra contro la Russia nella Penisola Crimea. Gli alleati sconfissero la Russia e imposero condizioni gravose tramite il Trattato di Parigi del 1856.
Con la fine della Guerra di Crimea, il Sultano Abdulmejid dichiaro lo “Hatt-i Humayun” promettendo anche ai non-Maomettani l'eguaglianza nell'educazione, nella giustizia e nel rapporto col governo. Il cambiamento più grande era il riconoscimento delle “minoranze religiose”.
Il governo e le scuole iniziarono ad accettare i cittadini non-Maomettani. Si iniziarono a scrivere i documenti ufficiali in altre lingue, oltre al turco, rendendo l'Impero una entità multi linguistica. I Patriarcati iniziarono ad amministrare la giustizia a livello statale. Il Sultano Abdulmejid morì a soli 39 anni nel 1861.

Il Sultano Abdulaziz continuò le riforme di suo fratello, autorizzando la costituzione Armena del 1863, permettendo loro libertà educativa, culturale, civica, sociale e religiosa. Nel 1871-76, il Sultano Abdulaziz doveva affrontare le opposizioni dai conservatori e dai fanatici Maomettani che chiedevano il ritorno della Sharia e del dominio Islamico. I Visir riformisti, Fuad e Ali morirono nel 1869 e nel 1871. A causa dei conflitti interni, il Sultano Abdulaziz venne deposto e assassinato nel 1876.

Dopo le guerre Franco-Tedesche del 1870-71, il Nazionalismo era diffuso in tutta Europa. Tutti i popoli sognavano l'indipendenza, anche i Turchi. Gli imperi Europei andavano verso la guerra.

I tre sultani riformisti si impegnarono per raccogliere tutti i loro soggetti sotto l'idea del cosiddetto “Ottomanismo”, per cercare di tenere insieme i pezzi dell'Impero. I sultani rifiutavano l'idea dell'indipendenza Turca, come affermano gli storici E. Chelebi e I. M. D’Ohson.
Uno dei risultati delle guerre tra Russi e Turchi era il crescente nazionalismo, tanto che molti dei regnanti Ottomani iniziarono a chiamarsi “Turchi”. Il figlio di Abdulmejid, Murad V governò per 93 giorni nel 1876. Venne deposto, dichiarato infermo di mente e confinato in casa fino alla morte, nel 1904.



Storia dell'Impero Turco Ottomano (1876-1909)

4. Gli Armeni nell'Impero Ottomano

La maggioranza degli Armeni nell'Impero Ottomano viveva nella loro patria ancestrale, detta i “Sei Vilayet Orientali”, come comunità parzialmente indipendente. Altri Armeni vivevano in Cilicia e in altre città dell'Impero, in certi casi raggiungendo posizioni importanti negli affari e nell'alta finanza. Sotto il sistema dei Dhimmi, gli Armeni avevano la possibilità di vivere indisturbati e di praticare la loro religione ma erano cittadini di seconda classe. Gli Armeni avevano la proibizione di portare armi e di cavalcare, e i loro figli erano sottoposti al sistema della Devshirme, in cui alcuni giovani venivano rapiti per essere cresciuti come Turchi Maomettani. Le loro case non potevano essere più alte di quelle dei Maomettani, suonare le campane delle chiese era proibito, e non avevano la possibilità di testimoniare in tribunale contro i Maomettani. Violare il sistema del Dhimmi era punito dalla legge.

Nel diciannovesimo secolo molti gruppi erano frustrati da queste imposizioni e protestavano per avere più libertà. Nel 1839 gli Ottomani approvarono le riforme Tanzimat per migliorare la situazione, anche se con scarsi risultati. Anche se altri gruppi etnici dei Balcani si ribellavano alle imposizioni, gli Armeni rimanevano silenziosi, tanto che venivano chiamati i “millet-i sadika” ossia i “millet leali.”

Dal 1860 al 1870, sotto il regno riformista del Sultano Abdulmejid, gli Armeni iniziarono a chiedere un trattamento migliore. Il Consiglio Comunale Armeno chiese al governo di migliorare la situazione delle città, citando le ingiustizie subite: espropriazioni delle terre, conversioni forzate di donne e bambini, incendi dolosi, estorsioni, stupri e omicidi. Un altro problema era la disonestà degli esattori fiscali, insieme alla corruzione degli impiegati statali e al rifiuto di accettare le testimonianze dei Cristiani nei processi. Nonostante le nuove leggi, i Turchi, i Curdi e gli altri Maomettani trattavano i Cristiani sempre allo stesso modo.


5. Il Sultano Rosso (1876-1909)

In quel momento cruciale, salì al trono Abdulhamid II, diventando il trentaquattresimo Sultano. Abdullahmid era tirannico, spietato, paranoico e depravato. Salì al trono in un paese con la tesoreria vuota e debiti bancari. Mentre il potere era nelle mandi del Pascià Midhat e dei “Nuovi Ottomani” (un partito progressista), Abdulhamid promise a Midhat una Costituzione sul modello Europeo. La prima Costituzione Turca venne approvata nel 1876 alla vigiglia di una conferenza internazionale sulle riforme nei Balcani. Nel Gennaio 1877 alla fine della conferenza Abdullahmid fece silurare (e più tardi esiliare e uccidere) il Pascià Midhat e dissolvere il Parlamento. Abdulhamid decise che le strutture politiche Occidentali erano incompatibili con la cultura Ottomana. Per ricostruire le finanze impose una tassazione straordinaria sui civili, specialmente sui Cristiani.

La Bosnia si ribellò nel 1875, seguita dalla Bulgaria nel 1876. I Turchi massacrarono spietatamente circa 12.000 tra uomini, donne e bambini in Bulgaria, oltre a migliaia di persone per tutti i Balcani. Secondo il Trattato di Kucuk Kaynarca del 1774 la Russia aveva il diritto di intervenire nell'Impero Ottomano per difendere i sudditi Cristiani del Sultano. Il governo Britannico difese le azioni degli Ottomani e la Russia infuriata dichiarò guerra.

La guerra del 1877-78 infuriò nei Balcani e sul Caucaso. I Russi, insieme ad altri eserciti di volontari, inflisse una pesante sconfitta agli Ottomani. La vittoria fu assicurata da grandi generali di origine balcanica e armena, come Mikhail Loris-Melikov e Ivan Lazarev. Nel Marzo 1878 la Russia cedette alle pressioni Britanniche e accettò la resa sotto il trattato di Santo Stefano, in cui gli Ottomani riconoscevano l'indipendenza della Romania, della Serbia, e del Montenegro, oltre all'autonomia della Bulgaria.
L'articolo 16 del trattato affermava che i Russi avrebbero lasciato le province Armene quando il Sultano avrebbe concesso i miglioramenti e le riforme richieste dalle comunità locali, oltre a proteggerle dai Curdi e dai Circassi. Per difendere i loro interessi commerciali e politici, gli Austriaci e il ministro Britannico Disraeli chiesero la stesura di un nuovo trattato a Berlino.

Durante il Congresso di Berlino venne riconosciuta l'indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro. L'autonomia Bulgara venne ridotta, e l'impero Austro-Ungarico occupò la Bosnia-Herzegovina. Una delegazione Armena guidata dal Vescovo Mkrtich Khrimian fece una richiesta formale per l'applicazione delel riforme, ma la Germania di Bismarck rifiutò di riceverli. La Gran Bretagna si accordò segretamente con l'Impero Ottomano promettendo la protezione dagli attacchi Russi e ricevette in cambio Cipro. Disraeli cancellò gli articoli dal 16 al 61, lasciando le province Armene senza alcuna protezione e lasciando lo stesso Sultano come “garante” della loro sicurezza.

Dopo la guerra tra Russia e Turchia il trattamento dei due milioni di Armeni da parte del Governo Ottomano divenne uno scandalo internazionale. Nonostante le promesse di riforme, la situazione divenne ancora peggiore. Non solo la Russia, ma anche le altre nazioni Europee volevano vigilare sull'applicazione delle riforme Armene.

Abdulhamid, infuriato, si diede da fare per peggiorare ancora le condizioni degli Armeni. In poco tempo divenne pericoloso anche solo dichiararsi Armeno. Mentre la struttura del Millet decadeva per le persecuzioni costanti, gli Armeni iniziavano a cambiare idea riguardo alla loro posizione riguardo alla Diaspora Armena e all'esempio degli altri popoli Balcanici.

Gli anni passavano e le masse chiedevano le riforme, sognando solo di avere una amministrazione normale sotto il regno Ottomano. Lo storico Osman Nuri scrive che “La sola menzione della parola riforme irritava AbdulHamid e ne incitava gli istinti criminali”. Gruppi di Armeni iniziarono a pubblicare opuscoli per informare il pubblico Armeno riguardo ai propri diritti e al modo di tutelarsi.
Le prime organizzazioni erano il Partito Armenakan del 1885, e il Partito Huntchak del 1887. Nel 1890 si formò la Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnaksutyun) a Tbilisi, i cui membri si armavano per proteggersi dall'oppressione Ottomana e dai massacri nelle province Armene. Gli Armeni iniziarono a protestare per avere le riforme promesse. Le proteste a Merzifon e a Tokat nel 1892 e nel 1893 venivano represse duramente. Abdulhamid dichiarava che “senza gli Armeni non ci sarebbe il problema Armeno”

Nel 1894 i distretti dell'Armenia vennero spazzati dai pogrom. Gli Armeni vennero massacrati, convertiti forzatamente, rapinati e rapiti. Il Sultano Abdulhamid preparò una forza speciale chiamata “Hamidieh” composta da Curdi per affiancare l'Esercito Ottomano nell'attacco contro gli Armeni. Il Primo Segretario scriveva nelle sue memorie che Abdulhamid decise una politica di terrore contro gli Armeni, al punto da rifiutare ogni tentativo di discussione o di accordo. Più di 300.000 Armeni vennero massacrati tra il 1894 e il 1896. A Sasun gli Armeni fecero resistenza, ma vennero sconfitti. Un gruppo di volontari Dashnak assaltarono la “Banca Ottomana” nel 1896 per cercare di avvertire gli Europei. Hamid fece massacrare 6000 Armeni solo a Istanbul.

Nel 1897, Abdulhamid dichiarò risolta il problema Armeno. Tutti i rivoluzionari Armeni erano morti o fuggiti in Russia. Il governo Ottomano chiuse le società Armene e vietò i movimenti politici Armeni. I gruppi di rivoluzionari Armeni iniziarono a formarsi verso la fine della guerra Russo-Turca del 1878 e si intensificarono con l'introduzione dell'articolo 166 nel Codice Penale Ottomano e con il saccheggio delal Cattedrale di Erzerum.
L'Articolo 166 doveva essere relativo al possesso di armi, ma in realtà era diretto al disarmare gli Armeni, mentre le tribù Curde circostanti venivano armate.
I partigiani Armeni tentarono di assassinare Abdulhamid nel 1905, che scampò alla morte solo per caso. Per questo, Abdulhamid allentò la persecuzione sugli Armeni.

Con la rivoluzione dei “Giovani Turchi” del 1908 si abrogò lo scioglimento del Parlamento del 1878, dando il via a una nuova Era Costituzionale, acclamata dagli Armeni. A Luglio Hamid riportò in vigore la Costituzione. Durante l'Aprile del 1909 Abdulhamid e gli integralisti Maomettani tentarono un colpo di stato che fallì. Durante le rivolte, più di 30.000 Armeni vennero massacrati ad Adana dai soldati e dai teologi Maomettani che chiedevano il ritorno alla Sharia. Hamid venne finalmente spodestato nell'Aprile del 1909 dopo 33 anni di tirannia. Suo fratell Resat Mehmet venne incoronato Sultano Mehmed V a 65 anni, in realtà un fantoccio per il nuovo governo.


a. I primi anni (1923-1934)

Col Trattato di Losanna venivano lasciati circa 200.000 Greci in Turchia dopo gli scambi di popolazione del 1923. Durante i genocidi gli Armeni erano passati da 2 milioni e mezzo a circa 150.000.

Mustafa Kemal divenne il primo presidente della repubblica, introducendo riforme radicali dal punto di vista politico, sociale, legale, educativo ed economico. Kemal invitava i Turchi a vestirsi e comportarsi da Europei. Il primo censimento avvenne il 28 Ottobre del 1927, contando circa 13.6 milioni di abitanti con un tasso di analfabetismo del 91%. Il primo Novembre 1928 venne approvato un nuovo alfabeto Turco basato sull'alfabeto Latino. Dopo 10 mesi vennero proibiti l'Arabo, il Persiano e il Curdo, rendendo il Turco l'unica lingua permessa.

I gruppi Jihadisti si unirono al “Liberal Republican Party”, ma vennero soppressi in maniera sanguinosa. Il “Liberal Party” si sciolse il 17 novembre 1930 e la Turchia rimase una dittatura a partito unico fino al 1945.

I Curdi dichiararono l'indipendenza nel 1927, ma la loro rivolta venne soppressa nel 1930 con 66.000 truppe e 100 aerei. La più grande ribellione Curda avvenne nel 1937-1938 nella regione Kizilbash di Dersim, soppressa dall'Esercito Turco con 50.000 soldati. I Turchi catturarono e massacrarono più di 40.000 abitanti. L'Anatolia del Sud-Est venne occupata militarmente e posta sotto legge marziale. Oltre alla distruzione dei villaggi e alla deportazione, il governo Turco incoraggiò gli Albanesi e gli Assiri a trasferirsi nelle aree Curde per cambiare l'etnia degli abitanti.

Durante la Guerra la Turchia riprese a imporre la Jizya, la tassa di proprietà sui Cristiani e sugli Ebrei (Greci e Armeni). La Jizya venne imposta anche sui Dönmeh (convertiti all'Islam). Chi non poteva pagare veniva condannato ai lavori forzati nelle cave di Askale, vicino a Erzurum. Tutto ciò era un piano per “turchificare” l'economia. 
Nel 1942, prevedendo la caduta di Stalingrado, la Turchia concentrò le truppe sul confine col Caucaso, mise sotto quarantena tutti i Cristiani dai 18 ai 45 anni e comprò 3 grandi forni crematori dalla Germania. Dietro invito di Hitler, il Generale Cemil Cahit Toydemir e il suo stato maggiore visitarono il fronte orientale e il Canale della Manica durante il 1943, discutendo varie strategie.
Con la Germania praticamente sconfitta, la Turchia dichiarò guerra al fianco degli Alleati nel 23 Febbraio 1945, come puro gesto cerimoniale, entrando nelle Nazioni Unite nel 1945.

b. L'Occidente e la NATO (1945-1954)

Dopo la guerra i Sovietici cercarono di annullare i Trattati di Kars con la Turchia e di riprendersi l'Armenia. Questi sforzi vennero fermati dagli interventi di Churchill e di Harry S. Truman.

La vicinanza tra Turchia e Stati Uniti iniziò con la Seconda Conferenza al Cairo del 4-6 Dicembre 1943 e continuò con gli accordi del 12 Luglio 1947, che definirono la dottrina Truman. Dopo il 1945, data l'influenza Sovietica in Europa Orientale, gli USA aiutarono economicamente e militarmente la Grecia e la Turchia per impedire che cadessero sotto influenza Sovietica. Con ciò, la Turchia ricevette più di 100 milioni di dollari di finanziamenti.

Nel 25 Giugno 1950 iniziò la Guerra di Corea. La Turchia partecipò alla guerra per ottenere l'ingresso nella NATO, accordato nel 1952.

c. Pogroms, colpo di stato e deportazione dei Cristiani(1955-1961)

Il 6 e 7 Settembre 1955 iniziò un pogrom diretto alla minoranza Greca di Istanbul, composta da circa 100.000 persone, oltre che agli Ebrei e agli Armeni. Una banda di Turchi, molti dei quali trasportati in città in anticipo, assaltò la comunità Greca per nove ore, usando picconi, pale, piedi di porco e benzina. Dozzine di Greci, tra cui due preti Ortodossi e almeno un Armeno rimasero uccisi durante i pestaggi e gli incendi. Trentadue Greci rimasero gravemente feriti. Molte donne Greche vennero violentate e molti uomini Greci vennero circoncisi a forza dalla banda. Vennero distrutti 4348 negozi, 110 alberghi, 27 farmacie, 23 scuole, 21 industrie, 73 chiese e un migliaio di abitazioni Greche. La banda urlava “Morte ai Gavour”, “Massacrate i traditori Greci”, “Morte all'Europa”

La rivolta finì verso mezzanotte con l'intervento dell'esercito Turco e la proclamazione della legge marziale, anche se testimoni affermavano di avere visto poliziotti e ufficiali partecipare ai saccheggi e incoraggiare i rivoltosi.

Dopo avvenne uno scontro riguardo alla “separazione tra stato e religione” tra il “Republican People’s Party” di Inonu e i suoi avversari, il presidente Celal Bayar e il primo ministro Adnan Menderes; grazie all'influenza Islamica nel paese il 27 Maggio 1960 il Generale Cemal Gursel proclamò il colpo di stato rimuovendo il presidente e il primo ministro dopo averli fatti accusare di alto tradimento, appropriazione indebita e abrogazione della costituzione.

Secondo l'avvocato di Zorlu nel processo di Yassiada, la banda di rivoltosi che praticò il pogrom era composta da 300.000 Turchi reclutati in un raggio di 60 Km. Menderes e altri due vennero condannati a morte per impiccagione.

Dopo la deportazione di massa, la comunità Greca di Istanbul crollò dai 100.000 membri del 1955 ai 48.000 del 1965. Gli Armeni e gli Ebrei vennero deportati allo stesso modo.


d. Dividi et Impera (1961-1974)

Il censimento del 1960 dimostrò che a Cipro i Ciprioti Greci erano il 77%, i Ciprioti Turchi erano il 18% e il restante 5% erano altre etnie.

Cipro si dichiarò stato indipendente nel 16 Agosto del 1960, con l'Arcivescovo Makarios come Presidente, un Turco come vice-presidente e una classe politica parzialmente Turca, nonostante i Turchi fossero una minoranza. I Ciprioti Turchi si consideravano Turchi abitanti a Cipro, non Ciprioti, e si inventarono il concetto di Taksim, la divisione di Cipro in due zone controllate rispettivamente da Greci e da Turchi.

Gli accordi di Zurigo e di Londra, stesi da Grecia, Turchia e UK divennero complessi e atipici, offrendo ai Turchi facilitazioni politiche del tutto sproporzionate rispetto alla percentuale.

Nel 1965, il “Justice Party” di Suleiman Demirel vinse con maggioranza assoluta, reiterata nel 1969 con una polarizzazione tra il “Justice Party” a destra e il “Republican People’s Party” di Ismet Inonu e Bulent Ecevit a sinistra.

Nel 1969, Alparslan Turkes, membro Turco dell'esercito “stay behind” della Nato (la Gladio) fondò il partito di destra nazionalista “Nationalist Movement Party (MHP)”, i cui giovani erano noti come “Grey Wolves” .

Nel 12 Marzo 1971 l'esercito Turco minacciò l'intervento, costringendo il governo Demirel a cadere. Il colpo di stato del 1971 causò una ondata di violenza tra nazionalisti e comunisti nelle città Turche, con più di 5000 morti causate dal MHP.

Nel Luglio 1974, il malcontento tra i nazionalisti Greci che volevano la Enosis (unificazione) con la Grecia causò un colpo di stato contro il Presidente Makarios. Il colpo di stato era sostenuto dal governo militare Greco e dagli ufficiali Ciprioti.

Il 20 Luglio 1974, la Turchia lanciò un'invasione via aria e via mare contro Cipro. Un gran numero di Ciprioti Greci persero la vita nelle zone prese d'assalto dai soldati Turchi e 170.000 di loro furono sfollati dalle loro case e costretti a fuggire verso sud. Le città vennero attaccate col napalm, le chiese distrutte, sconsacrate o trasformate in alberghi. I Turchi catturarono e giustiziarono migliaia di soldati. Ancora oggi ci sono 1534 Ciprioti Greci dispersi, oltre a più di 150.000 sfollati.

La Turchia iniziò una campagna di colonizzazione, trasferendo più di 150.000 Turchi a Cipro. Il 15 Novembre 1983 i Ciprioti Turchi proclamarono uno stato indipendente, la Repubblica Turca di Cipro Nord (TRNC) sotto il comando di Rauf Denktas, riconosciuta solo dalla Turchia.

Oggi la Turchia occupa il 37% di Cipro, anche se nel 1960 i Turchi erano solo il 18%. Metà della capitale Nicosia rimane sotto occupazione.

e. Minoranze fuorilegge(1975-1990)

Negli anni '70, mentre la Turchia era in preda ai conflitti tra Destra e Sinistra, il nazionalismo Curdo riprese vita. Il partito Marxista PKK chiedeva la formazione di uno stato Curdo sotto la guida del suo segretario, Abdullah Ocalan. I Curdi erano circa il 20% della popolazione della Turchia.
L'esercito Turco soppresse violentemente i nazionalisti Curdi, uccidendo migliaia di civili indiscriminatamente. Dopo il massacro di Kahramanmaras ad Alevis del 1978, venne dichiarata la legge marziale.

Il 12 Settembre 1980 avvenne un altro colpo di stato guidato dal Generale Kenan Evren.

Tra il 1983 e il 1991 vennero proibite la musica, le danze e la cultura Curda. Era proibito pubblicizzare, pubblicare o trasmettere via radio in qualunque lingua che non fosse il Turco. Gli Armeni in Turchia erano il bersaglio di persecuzioni costanti.

L'esercito Turco commetteva atti di violenza estrema per combattere il “terrorismo curdo”. Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini vennero imprigionati, torturati e uccisi. Nel 1991 il mondo era pronto a cambiare per sempre.

f. La Caduta della Cortina di Ferro(1991-1994)

Col crollo dell'Unione Sovietica del 1991, l'Armenia si liberò. Gli Armeni del Karabakh che avevano sempre voluto l'unificazione con l'Armenia, decisero di fare sentire la loro voce. Anche prima dell'indipendenza, l'Azerbaijan Sovietico (94% Maomettano, di maggioranza Turca) soppresse gli Armeni con pogrom e massacri, come a Sumgait nel 1988 e a Baku nel 1990. Nel 1992, dopo avere subito la brutalità Azeri, gli Armeni di Karabakh votarono per la secessione dall'Azerbaijan, che rispose con la guerra. La Turchia diede sostegno e aiuto militare all'Azerbaijan. Gli Armeni si difesero fieramente. Nonostante la mancanza di cibo e di elettricità e i bombardamenti Azeri sugli obiettivi civili, Karabakh prese l'offensiva e guadagnò vittorie importanti nel 1992 e nel 1993. L'Azerbaijan reclutò mercenari Afghani, Ceceni e Mujahedeen volontari.

In vista delle vittorie Armene, il primo ministro Turco Tansu Ciller minacciò l'invasione. La Russia minacciò la Turchia e schierò l'esercito per impedire l'invasione. Aliev provò con tutti i metodi di riprendere i territori perduti, senza successo. Dopo sei anni di combattimenti l'Azerbaijan chiese finalmente la cessazione delle ostilità nel 1994. Da allora la Turchia e l'Azerbaijan hanno chiuso le frontiere vero l'Armenia. Inoltre, l'Azerbaijan si “vendicò” radendo al suolo il cimitero Armeno di Julfa, Naxichevan e le chiese Armene..

La situazione dell'Armenia nel 2008, secondo la CIA: l'Armenia è il luogo di origine delle donne e delle bambine vendute in Turchia e negli Emirati Arabi per scopi di schiavitù sessuale. Donne e uomini Armeni vengono venduti come schiavi in Turchia e in Russia. Il mio commento personale: L'Unione Europea e gli USA non hanno mai dimostrato grande interesse nella difesa dell'Armenia. Gli Armeni sono gli ultimi sopravvissuti del Cristianesimo Bizantino, generalmente ignorati dal mondo Cristiano.

g. L'Unione Europea? (1995-2007)

Il 14 Aprile, 1987, la Turchia ha richiesto formalmente l'ingresso nella Comunità Europea. La richiesta è stata rifiutata, data la situazione economica e politica, i rapporti conflittuali con la Grecia e il conflitto con Cipro.

Le elezioni del 1995 hanno portato a una breve coalizione tra Yilmaz e Ciller al governo. Nel 1997 i militari hanno compiuto il quarto colpo di stato e hanno inviato un memorandum al governo di Erbakan chiedendo le sue dimissioni e lo scioglimento del suo partito religioso.

Una serie di crolli economici ha portato a nuove elezioni nel 2002, portando al potere il partito religioso “Justice and Development Party” di Recep Tayyip Erdogan, che ha introdotto una serie di riforme.

La Turchia di oggi:

La Turchia proibisce la libertà religiosa di Cristiani e di convertiti, al punto da incoraggiarne indirettamente l'omicidio. Milioni di Curdi, Assiri, Aleviti, Yezidi e di appartenenti ad altre minoranze non hanno diritti civili. Le donne sono spesso soggette a “delitti d'onore” e a discriminazioni.

La Turchia occupa il 37% di Cipro insieme alla capitale Nicosia, e si rifiuta di riconoscere la Repubblica di Cipro.

Cosa ci si può aspettare da un paese che assassina i suoi stessi intellettuali e giornalisti per avere osato pronunciare le parole “Genocidio Armeno”? E'lo stesso paese che poi ricopre gli assassini di onori. Cosa ci si può aspettare da un paese che rifiuta la libertà di parola, che incarcera chi osa “insultare la Turchia”? Dopo secoli di omicidi e oppressioni impunite, come si può credere che la Turchia sia adatta a entrare nell'Unione Europea? O forse la Turchia è ancora “il vecchio malato d'Europa”?

Tutti i politici che sostengono l'ingresso della Turchia nell'UE dovrebbero farsi un viaggio in Turchia indossando un crocefisso, solo per vedere quanto durerebbero prima di essere malmenati o uccisi. A questo punto potrebbero capire quanto sono “tolleranti” i Turchi.

Nei prossimi capitoli si esporranno le condizioni della Turchia contemporanea.


Fonti: Scritto da Hay Brountsk,

1. Are the Turks European?: B. Munnich
2. The Decline and Fall of the Ottoman Empire: Alan Palmer
3. Abdul Hamid II, The Red Sultan: K. Yazejian
4. A History of the Armenian People, Volume II: George A. Bournoutian
5. Haykakan Harts Encyclopedia
6. Seljuk, Tatar, Turkish History: P. Yeghyaian
7. The Burning Tigris: Peter Balakian
8. The Turks in World History: Findley, Carter Vaughn
9. Turchia: A Modern History, Revised Edition: Erik J. Zurcher


Storia dell'Impero Ottomano Turco I (1299-1876)
http://www.youtube.com/watch?v=dj4OkZgxTPE&feature=related

Storia dell'Impero Ottomano Turco II (1876-1909)
http://www.youtube.com/watch?v=95ff3hxzOHo

Storia della Repubblica Turca– 1923-2007
http://www.youtube.com/watch?v=76vor_I5RMk

Storia della Repubblica Turca 1961-2007
http://www.youtube.com/watch?v=eVGxIECjJMs

1.16 Jus Primae Noctis – Lo stupro sistematico delle donne Cristiane nell'Impero Ottomano


Lo Jus primae noctis o droit du seigneur è il diritto di portarsi a letto con una serva prima di concederle di sposarsi, anche se secondo la tradizione ciò si può evitare col pagamento di una tassa. Questo diritto era imposto sulle serve o sulle contadine Cristiane (Dhimmi). Le donne Maomettane erano esenti.

Questa legge era stata imposta dai governatori Ottomani ed era praticata nei paesi sotto il dominio Ottomano (in Grecia, Bulgaria, Serbia e Bosnia) fino alla fine del Novecento.

Il quadro, dipinto da Paja Jovanovic, mostra una donna che si prepara alla prima notte di nozze, che dovrà passare col suo proprietario terriero. I proprietari terrieri (beg, aga) erano Turchi oppure nobili locali convertitisi all'Islam per mantenere i loro privilegi sotto il dominio Ottomano.

Il giorno prima del matrimonio la donna Cristiana veniva visitata da un rappresentante del proprietario terriero (beg), di solito accompagnato dai soldati. Il rappresentante si portava la donna a casa per un giorno e una notte, la violentava ripetutamente e la riportava a casa sua all'alba del giorno delle nozze.

Un dettaglio interessante del quadro è che le donne sono vestite nello stile Turco tradizionale, che aveva influenzato l'abbigliamento locale. Tutte le donne a parte una hanno i capelli ricoperti da uno scialle (shamija o mahram) tipico della tradizione Islamica. Le donne indossano i "dimije" (pantaloni a palloncino) di seta fine intessuta d'oro.

Nel 1998 le Poste Yugoslave stamparono francobolli dedicati alle tradizioni nazionali. Il francobollo da 6,00 din riportava il "Dressing/Adornmnet of the Bride" di Paja Jovanovic

Fonte:

http://www.geocities.com/Eureka/Park/7313/primae_noctis_jus.htm



Jus Primae Noctis – I Dettagli

Forse lo stupro etnico nella guerra in Ex-Yugoslavia ha una base storica nello stupro etnico praticato storicamente nell'area locale. Ci sono stati altri fattori storici che l'hanno permesso e che hanno portato all'incoraggiamento degli stupratori in Serbia e in Bosnia-Herzegovina.

Sotto il dominio Ottomano, durato fino al 1830 in Serbia e fino al 1878 in Bosnia-Herzegovina, i Serbi e i Croati soffrivano un abuso continuo: la violenza sulle donne Serbo-Croate di religione Cristiana da parte degli uomini Maomettani, particolarmente i proprietari terrieri e gli ufficiali Ottomani.
I Maomettani praticavano poligamia e concubinato, prendendo le loro mogli e concubine dalle famiglie Maomettane e Cristiane per poi abbandonarle quando se ne stancavano. L'insicurezza di queste donne le portava ad avere pochi figli, ricorrendo ad aborti, infanticidi e altre misure di controllo delle nascite (Stoianovich 1994, p. 159).

Un altro abuso era lo jus primae noctis (diritto della prima notte) o droit de seigneur (diritto del signore feudale), secondo cui i Giannizzeri a guardia di un feudo o un proprietario terriero feudale avevano il diritto di prendere la verginità delle spose Cristiane.

Il ricordo di questi abusi è ancora vivo nella memoria popolare, tanto che sono stati citati dall'ex politica Serbo-Bosniaca Biljana Plavsic nel 1993 quando affermava che lo stupro etnico era una strategia bellica tra i Maomettani e i Croati.
La Biljana ha anche detto che nel periodo Ottomano “era normale tra i benestanti Maomettani godere dello jus primae noctis con le donne Cristiane.”
Secondo l'editore Belgradese Petar Zdazdic era comune tra i contadini e servitori Serbi essere costretti a fare il giro attorno alla casa con le scarpe in mano quando un ufficiale o un proprietario terriero Ottomano decideva di violentare sua moglie (Cohen 1998, p. 222), Levinsohn (1994, p. 274)

Durante la prima fase dell'occupazione Ottomana i Giannizzeri avevano la proibizione di sposarsi finché rimanevano in servizio attivo. Probabilmente le “prime notti” e il concubinato erano il surrogato del matrimonio. 

Dopo in po' i proprietari terrieri divennero una casta ereditaria. Circa tre secoli fa i feudatari erano costretti a importare contadini Serbi in Bosnia dal Montenegro per lavorare le loro terre, dato che i contadini Maomettani preferivano diventare piccoli proprietari che lavorare le terre di altri. Gli abusi divennero meno comuni, anche perché i proprietari terrieri erano solo il 5%-10% dei Maomettani, non la maggioranza. Inoltre, in Kossovo i Serbi lavoravano le terre dei loro capi tribali Albanesi, non quelle dei Turchi.

Fonte:

http://auspsa.anu.edu.au/proceedings/2001/Politics_and_Gender_Papers.htm

1.17 II Genocidi Jihadisti nell'Impero Ottomano e in Turchia – I Genocidi Armeni, Greci e Assiri


Il 7 Giugno 2006 Stephen Pound, membro della British House of Commons fece il collegamento tra i Greci Ottomani, gli Armeni e gli Assiri, affermando che “L'Impero Ottomano ha massacrato, fatto morire di fame o deportato tre milioni e mezzo di suoi sudditi, tra Greci, Armeni e Assiri”

In questo articolo intendo descrivere brevemente i tre Genocidi.


Genocidio Armeno - 1915-1918 – 1,500,000 di morti

Il Genocidio degli Armeni è stato una Jihad. Vi hanno preso parte solo i Maomettani, nonostante la disapprovazione di molti Maomettani Turchi e Arabi e il loro rifiuto di parteciparvi. Le spoglie del massacro sono state distribuite solo tra i Maomettani: le case, le terre e le proprietà del nemico sono state distribuite tra i muhajirun, così come le donne e i bambini presi come schiavi. Il massacro dei bambini oltre i dodici anni era ordinato dal Corano. Il massacro diviso in quattro fasi (eliminazione fisica, deportazione, riduzione in schiavitù e conversione forzata) riproduce le condizioni ordinate dalla Jihad nel dar-al-harb fin dal settimo secolo.

Le cronache da parte di vari autori, particolarmente Maomettani, offrono una descrizione dettagliata del massacro organizzato e della deportazione dei prigionieri, oltre che delle loro sofferenze nelle marce della morte. Essendo una Jihad, le moschee erano il punto di raccolta da cui i mullah e gli ufficiali del governo chiamavano al massacro. Ogni venerdì, dopo i discorsi dei mullah iniziavano i massacri, gli stupri di massa, i saccheggi e le riduzioni in schiavitù.

Il Genocidio Armeno, il primo del Ventesimo Secolo, avvenne quando due milioni di Armeni abitanti in Turchia vennero eliminati dalla loro madrepatria tramite massacri e deportazioni.

Da tremila anni, esisteva una fiorente comunità Armena nella regione del Medio Oriente tra il Mar Nero, il Mediterraneo e i Mar Caspio. L'area, conosciuta come Asia Minore, è l'incrocio di tre continenti, Europa, Asia e Africa. Nel corso della storia l'Asia Minore venne occupata da Persiani, Greci, Romani, Bizantini, Arabi e Mongoli.

Nonostante le tante invasioni, l'orgoglio e l'identità culturale Armena non vacillarono. Il picco innevato del Monte Ararat divenne la loro capitale e nel 600 l'Armenia era una nazione, la prima ad accettare il Cristianesimo come religione di stato. A questo punto iniziò un'età dell'oro con la fioritura della letteratura, delle arti, del commercio e di uno stile di architettura unico al mondo. Nel decimo secolo gli Armeni avevano fondato una nuova capitale ad Ani, detta “la città dalle mille e una chiesa”

Nell'undicesimo secolo i Turchi invadevano per la prima volta l'Armenia, iniziando un dominio che sarebbe durato secoli. Nel sedicesimo secolo l'Armenia era stata assorbita dall'Impero Ottomano, che a questo punto includeva l'Europa Orientale, il Nord Africa e quasi tutto il Medio Oriente.

Nell'Ottocento l'Impero era in declino. Mentre l'Europa progrediva, gli Ottomani rifiutavano il progresso tecnologico ed economico. Gli eserciti Turchi, prima imbattibili, perdevano battaglie su battaglie contro gli eserciti Europei.

Mentre l'Impero si disintegrava, i popoli assoggettati si ribellavano e ottenevano l'indipendenza. Tra questi vi erano i Greci, i Serbi e i Rumeni. Solo gli Armeni e gli Arabi del Medio Oriente rimanevano sottomessi a un impero povero e arretrato, sotto il regno tirannico del Sultano Abdul Hamid.

Nel 1890 la gioventù Armena iniziava a chiedere riforme politiche, chiedendo un governo costituzionale, il diritto al voto e la fine delle discriminazioni, tra cui la “Jizya” - la tassa riservata ai Cristiani. Il Sultano rispose alle loro domande con persecuzioni brutali. Tra il 1894 e il 1896 oltre 100,000 abitanti dei villaggi Armeni venivano massacrati durante i pogrom condotti dai reparti speciali del Sultano.

Il Sultano aveva i giorni contati. Nel Luglio 1908, i “Giovani Turchi”, nazionalisti riformisti, costringevano il Sultano a varare un governo costituzionale e ad applicare i diritti civili. I “Giovani Turchi” erano giovani ufficiali dell'Esercito che speravano di fermare il declino del loro paese.

Gli Armeni erano felici per i cambiamenti che sembravano promettere un futuro radioso. I Turchi e gli Armeni manifestavano felicemente in piazza sperando in un futuro di libertà, uguaglianza e giustizia.

Le loro speranze venivano schiacciate quando tre “Giovani Turchi” prendevano il controllo del governo con un colpo di stato nel 1913. Il triumvirato, composto da Mehmed Talaat, Ismail Enver e Ahmed Djemal, aveva poteri dittatoriali e un piano per il futuro della Turchia. Il loro piano era unire tutti i popoli Turchi della regione in una espansione a Est attraverso il Caucaso fino all'Asia Centrale, creando un nuovo Impero Turco chiamato “Turan” con l'Arabo come unica lingua e l'Islam come unica religione.

Il problema era la presenza dell'Armenia proprio sul percorso della loro espansione, oltre che dei due milioni di Armeni Cristiani presenti in loco, componenti circa il 10% di tutta la popolazione della Turchia.

Oltre al “Turanismo” dei Giovani Turchi, c'era anche un ritorno del fondamentalismo Islamico in Turchia. Gli Armeni Cristiani venivano di nuovo definiti “Infedeli”. Gli estremisti inscenavano manifestazioni anti Armene che spesso sfociavano in violenza. Durante una di queste manifestazioni del 1909, in Cilicia, duecento villaggi venivano saccheggiati e 30.000 persone massacrate. In tutta la Turchia continuavano a capitare attacchi sporadici contro gli Armeni.

C'era una grossa differenza culturale tra Turchi e Armeni. Gli Armeni erano sempre stati una delle comunità più educate dell'Impero. Gli Armeni erano professionisti, uomini d'affari, avvocati, dottori, operai specializzati, da sempre aperti alle nuove idee scientifiche e sociali. Le famiglie più ricche tra gli Armeni mandavano i loro figli a studiare a Parigi, a Ginevra e persino in America.

Invece, la maggioranza dei Turchi era composta da contadini analfabeti e da bottegai. I regnanti dell'Impero Ottomano avevano sempre dato poca importanza all'educazione, tanto che non c'era una sola scuola superiore in tutto l'impero. Nella storia, i despoti e i tiranni hanno sempre apprezzato la lealtà e l'ubbidienza cieca. I sudditi ignoranti non hanno mai sentito parlare di democrazia e di diritti civili.
Questo non era il caso degli Armeni, che chiedevano riforme politiche e sociali tali da migliorare la vita a loro stessi e alle altre minoranze etniche in Turchia.

I Giovani Turchi volevano vantare le virtù dei paesani Turchi in modo da assicurarsene la lealtà, puntando sulla differenza religiosa, culturale, economica e politica tra Turchi e Armeni. Alla fine i Turchi consideravano gli Armeni degli stranieri.

Con la Prima Guerra Mondiale i Giovani Turchi presero le parti della Germania. L'inizio della Guerra era il momento ideale per risolvere il “problema Armeno” una volta per tutte. L'attenzione del mondo era tutta per i campi di battaglia di Francia e Belgio in cui la gioventù Europea stava morendo a centinaia di migliaia. Il fronte orientale toccava il confine tra Turchia e Russia. Con la guerra, era normale che i cittadini venissero trattati in modo diverso dal solito.


Come preludio, i Turchi disarmarono tutta la popolazione Armena col pretesto che si trattava di un popolo simpatizzante verso la Russia Cristiana. Tutte i fucili e le pistole venivano confiscati, con multe pesanti per chi non consegnava un'arma. Parecchi Armeni compravano armi dai Turchi o dai Curdi (nomadi tribali di fede maomettana) per avere qualcosa da consegnare.


In quel periodo c'erano circa 40.000 Armeni che servivano nell'esercito Turco. Nell'autunno del 1914 venivano disarmati e inquadrati in battaglioni di lavori forzati, costretti a costruire strade o a lavorare come animali da soma. Le condizioni di lavoro erano talmente brutali che morivano quasi tutti. I sopravvissuti venivano fucilati. A questo punto i Turchi se la presero contro i civili Armeni.

La decisione di annientare l'intera popolazione Armena era un'idea del triumvirato ultra nazionalista dei Giovani Turchi. L'ordine di sterminio venne trasmesso via telegrafo a tutti i prefetti della Turchia. Le ronde armate iniziarono la sera del 24 Aprile 1915, quando 300 insegnanti, politici, scrittori, sacerdoti e dignitari Armeni a Costantinopoli (Istanbul) vennero rapiti, incarcerati, torturati e impiccati.

Dopo arrivarono gli arresti di massa degli Armeni in tutta la Turchia da parte dei soldati, della polizia e delle squadre di volontari Turchi. Gli uomini venivano legati a gruppi, portati fuori città e fucilati o baionettati. Spesso c'erano squadre di Turchi e di Curdi locali che partecipavano agli omicidi.

A questo punto toccava alle donne, ai bambini e agli anziani, costretti a essere sfollati dalle loro case senza preavviso con la scusa del trasporto in una zona demilitarizzata. In realtà la loro destinazione erano le marce della morte verso il Deserto Siriano.

I Turchi Maomettani rubavano tutto quello che gli Armeni erano stati costretti a lasciare. In molti casi c'erano famiglie Turche che salvavano i bambini dal massacro prendendoli con sé. I bambini erano costretti a diventare Maomettani e ad assumere nomi turchi, oltre a subire la circoncisione.

I gendarmi Turchi scortavano le carovane composte da migliaia di Armeni sfollati. Queste guardie erano parte di unità governative di criminali incalliti chiamate "Special Organization" con la licenza di uccidere liberamente. I banditi Curdi avevano il permesso di attaccare i prigionieri indifesi e di uccidere e rapinare a volontà. Inoltre, banditi Curdi e delinquenti Turchi avevano il permesso di compiere abusi sessuali e di prendersi le prigioniere come schiave.

Le marce della morte duravano mesi e coprivano centinaia di chilometri, prendendo strade fuori mano tra le campagne e le montagne in modo da prolungare le sofferenze e tenere le carovane lontane dai villaggi. Le scorte di cibo finivano quasi subito e i prigionieri non ricevevano cibo e acqua. Tutti quelli che non riuscivano a proseguire venivano picchiati e uccisi. Una pratica comune era quella di far denudare i prigionieri e di farli marciare sotto il sole del deserto fino alla morte per sete.

Circa il 75 per cento degli Armeni costretti alle marce morivano, specialmente vecchi e bambini. I sopravvissuti venivano lasciati a morire di sete nel deserto, buttati giù nei precipizi, bruciati vivi o annegati.

Durante il Genocidio, le campagne Turche erano piene di corpi decomposti. A un certo punto Mehmed Talaat era costretto a inviare un messaggio in codice ai prefetti provinciali lamentandosi del gran numero di corpi insepolti e ordinandone la sepoltura, senza molto effetto. Gli assassini non avevano voglia di fermarsi per scavare fosse. I cadaveri per le strade e i deportati moribondi erano una vista scioccante per gli stranieri. Tra i testimoni c'erano diplomatici tedeschi, missionari e ufficiali governativi americani stanziati nel paese.
I missionari Cristiani ricevevano minacce di morte e non potevano far nulla per aiutare le vittime. I diplomatici statunitensi (paese ancora neutrale) mandavano comunicati sconcertanti al loro governo. L'ambasciatore USA in Turchia, Henry Morgenthau, scriveva a Washington: "Quando il governo Turco ha dato l'ordine per la deportazione, ha emesso la sentenza di morte per una razza intera..."

Gli Alleati (Inghilterra, Francia e Russia) rispondevano alle notizie dei massacri con dei comunicati alla Turchia: "...I governi Alleati annunciano pubblicamente che riterranno tutti i membri del Governo Ottomano, oltre agli agenti coinvolti, personalmente responsabili per questi fatti."

I comunicati non avevano effetti. I giornali occidentali, tra cui il “New York Times” pubblicavano continuamente articoli riguardo alle deportazioni. Alcuni titoli erano: Armenians Are Sent to Perish in the Desert - Turks Accused of Plan to Exterminate Whole Population (August 18, 1915) - Million Armenians Killed or in Exile - American Committee on Relief Says Victims of Turks Are Steadily Increasing - Policy of Extermination (December 15, 1915).

I soldati Russi attaccarono il fronte orientale e penetrarono fino alla Turchia centrale, dando temporaneamente sollievo agli Armeni. I Russi si ritiravano nel 1917 a causa della Rivoluzione russa. Circa 500.000 Armeni li seguivano fino in Russia, stabilendosi nella provincia dell'ex impero Russo di popolazione Armena. Nel Maggio 1918, gli eserciti Turchi attaccavano la provincia Russa per proseguire l'annientamento degli Armeni e per espandere l'Impero, causando quasi 100,000 morti.

Gli Armeni non erano più disarmati e riuscirono a combattere, respingendo l'invasione Turca durante la battaglia di Sardarabad, salvandosi dallo sterminio senza alcun aiuto dal resto del mondo. Dopo la vittoria, gli Armeni dichiararono l'indipendenza della Repubblica Armena.

Con la fine della Guerra nel Novembre 1918 la Turchia era sconfitta così come il resto dell'Asse. Poco prima dell'armistizio il triumvirato dei Giovani Turchi era scappato in Germania.

Nei mesi seguenti il nuovo governo moderato Turco e gli Alleati chiedevano inutilmente alla Germania l'estradizione dei Giovani Turchi. Alla fine gli attivisti Armeni risolvevano la situazione assassinandoli insieme ad altri due istigatori del massacro.

Nel frattempo, i rappresentanti della nascente Repubblica Armena seguivano la Conferenza di Pace di Parigi sperando che gli Alleati li aiutassero a recuperare i territori occupati dai Turchi. Gli Alleati rispondevano alle richieste chiedendo agli Stati Uniti di occuparsene, ma la proposta del Presidente Woodrow Wilson di rendere l'Armenia un protettorato USA veniva rifiutata dal Congresso. Nonostante ciò, Wilson riusciva a fare firmare il Trattato di Sevres il 10 Agosto del 1920 con cui gli Alleati, la Repubblica Armena e il nuovo governo moderato Turco riconoscevano lo stato Armeno indipendente .

I nazionalisti Turchi non erano sconfitti. Il governo Turco moderato che aveva firmato i trattati cadeva poco dopo, per essere sostituito da un altro leader nazionalista, Mustafa Kemal, che si rifiutava di riconoscere i trattati e faceva rioccupare i territori concessi agli Armeni, espellendone tutti gli Armeni sopravvissuti. Gli Alleati non aiutarono in alcun modo la Repubblica Armena, che crollava poco dopo. Solo una piccola parte dell'Armenia storica sopravviveva facendosi inglobare dall'Unione Sovietica.

Dopo l'eliminazione fisica degli Armeni i Turchi demolivano tutti i resti della cultura Armena, tra cui le librerie, gli archivi e tesori architettonici inestimabili. I Turchi arrivavano al punto da demolire intere città, tra cui Kharpert, Van e la capitale Ani, pur di annientare una civiltà antica di migliaia di anni.

Parlando del Genocidio Armeno, il giovane politico Tedesco Adolf Hitler prendeva nota del menefreghismo delle grandi potenze mondiali riguardo alle sofferenze degli Armeni. Dopo aver preso il potere in Germania, Hitler decideva di attaccare la Polonia nel 1939 dicendo ai suoi generali che avrebbe inviato le sue squadre della morte per uccidere senza pietà tutti gli uomini, le donne e i bambini di etnia Polacca. “Al giorno d'oggi, chi si ricorda qualcosa degli Armeni?

Fonti:
http://www.unitedhumanrights.org/Genocide/armenian_genocide.htm


Citazioni ispirate dal genocidio Armeno

Talat Pasha: 6/1/1915 – “La Turchia sta approfittando della guerra per liquidare completamente (grundlich aufzaumen) i suoi oppositori interni, ossia i Cristiani, senza timore di interventi stranieri.”

E che diavolo volete? Il problema è risolto. Non ci sono più Armeni.”

Jemal Pasha: “Gli 800.000 Armeni deportati in realtà sono stati assassinati. Il governo vuole prendersi la responsabilità del passato punendo i colpevoli del massacro.”
Mi vergogno della mia nazionalità”

Enver Pasha: 5/19/1916 – “L'impero Ottomano deve essere ripulito dagli Armeni e dai Libanesi. Abbiamo distrutto i primi con la spada, distruggeremo i secondi con la fame.”

Vi sbagliate. Il paese è assolutamente sotto il nostro controllo. Non intendo scaricare la colpa sui miei sottoposti. Intendo accettare personalmente la responsabilità per tutto quello che è successo.”

Principe Abdul Mecid: Quei massacri orrendi sono la più grande macchia sulla nostra nazione e sulla nostra razza. I responsabili sono Talat ed Enver. Li ho sentiti pochi giorni prima che iniziassero quello che volevano fare.

Sono andato a Istanbul e ho preteso di vedere Enver. Gli ho chiesto se era vero che intendeva ricominciare i massacri che sono stati il nostro disonore e la nostra disgrazia sotto Abdul Hamid. La sua unica risposta è stata che era già tutto deciso, era in programma.”

Damad Ferid Pasha: Il trattamento degli Armeni è “Un crimine che suscita la repulsione da parte di tutta l'umanità.”

Mustafa Arif: 12/13/1918 – “Di sicuro c'è stato qualche Armeno che ha aiutato il nemico e qualcun'altro che ha commesso crimini contro la nazione Turca. E'dovere del governo perseguire i colpevoli. Purtroppo i nostri capi hanno praticato la deportazione in misura tale da superare la malvagità dei banditi più assetati di sangue. Hanno deciso di sterminare gli Armeni e li hanno sterminati.”

Mustafa Kemal “Ataturk”: 8/1/1926 – “I resti del partito dei Giovani Turchi sono stati irrequieti sotto il governo Repubblicano. Costoro sarebbero dovuti essere condannati per il massacro di milioni dei nostri sudditi Cristiani.”

Citazioni Tedesche:

Hans Freiherr von Wangenheim: 6/17/1915 – La deportazione degli Armeni dalle loro case nei vilayets dell'Anatolia è stata praticata in maniera crudele. E'ovvio che la deportazione degli Armeni non è una necessità militare, come ha detto onestamente il Ministro Talat Bey al Dottor Mortsman, impiegato all'ambasciata Britannica.
Talat ha detto: “La Porta Sublime intende approfittare della Guerra come occasione per ripulire il paese dai dissidenti, ossia i Cristiani, così che i paesi stranieri non abbiano tempo per fare pressioni diplomatiche. Ciò farà gli interessi di tutti gli alleati della Turchia, specialmente la Germania...”

Conte Wolff-Metternich: 7/10/1916 – “Nel suo obiettivo della risoluzione della questione Armena tramite la distruzione della razza Armena, il governo Turco non si è fatto smuovere dalle nostre proteste, da quelle dell'Ambasciata Americana, da quelle del Papa, dalle minacce degli Alleati e nemmeno dal disgusto di tutto l'Occidente”

Adolf Hitler: 8/2/1939 – “Ho messo in allerta le divisioni “testa di morto” con l'ordine di mettere a morte senza pietà tutti gli uomini, donne e bambini di lingua e origine polacca. Solo così avremo lo spazio vitale (Lebensraum) che ci serve. Dopo tutto, chi si ricorda più dell'annientamento degli Armeni?”

Citazioni Inglesi:

Visconte James Bryce: 10/6/1915 – “I massacri sono il risultato delle politiche che, per quanto ne sappiamo, sono state messe in atto da quella banda di avventurieri senza scrupoli che ha preso il potere nell'Impero Turco. Costoro hanno esitato a mettere in pratica i loro piani fino al momento giusto, che sembra essere giunto nel mese di Aprile.”

Visconte James Bryce: 5/11/1918 – “Il massacro Armeno è stato il più grande crimine di questa guerra e il fallimento delle azioni contro la Turchia è stato complicità in esso. L'inazione di fronte all'orrore della Turchia significa che tutte i discorsi riguardo alla pace nel mondo per il futuro sono del tutto senza senso.”

Lord Robert Cecil: 11/16/1915 – “Penso che si possa dire senza esagerare che non sia mai stato commesso un crimine simile in tutta la storia del mondo. E'stato un crimine premeditato a lungo, una politica a lungo termine per spazzare via gli Armeni dalla Turchia. E'stato organizzato in modo sistematico e ordinato dall'alto”

Winston Chuchill: “Nel 1915 il Governo Turco ha iniziato e compiuto il massacro degli Armeni in Asia Minore. Non ci sono dubbi: il crimine è stato pianificato ed eseguito per motivi politici.”

Citazioni Americane:

Henry Morgenthau Sr.: 1/1/1919 – “Quando le autorità Turche diedero l'ordine per le deportazioni, hanno condannato a morte una razza intera. Ne erano consapevoli, e non cercavano di nasconderlo. Sono sicuro che nella storia della razza umana non c'è mai stato un avvenimento orribile come questo. I grandi massacri e le persecuzioni della storia passata sembrano insignificanti, se paragonate alle sofferenze degli Armeni nel 1915.”

Ronald Reagan: 4/22/1981 – “Così come i genocidi degli Armeni e dei Cambogiani... le lezioni dell'Olocausto non dovranno essere dimenticate”

Citazioni Russe:

S. D. Sazonov: Ho già dovuto parlare prima delle sofferenze di questa nazione sfortunata. Sotto il controllo della Germania, i Turchi vogliono mettere in pratica il loro sogno di sterminare gli Armeni che non si sottomettono all'influenza Musulmana e che intralciano i piani della Germania.

Envoy Smirnov dal Cairo: 6/25/1915 – “Continuano le crudeltà contro gli Armeni in Siria e nei vilayet vicini: omicidi, violenze e spesso veri e propri massacri nei villaggi, famiglie crudelmente divise tramite la deportazione. I preti Armeni sono oggetto di torture particolarmente feroci”

Citazioni Israelite:

Yossi Beilin: 4/27/1994 – “Non è stata guerra. E' stato massacro e genocidio, qualcosa che il modo deve ricordare. Ci rifiuteremo per sempre di cancellarne la memoria, anche se ci offrissero vantaggi politici.”

Altre Citazioni:

Valery Brusov: 1916 – “I Turchi continuano nel loro modo di fare. Non si tireranno indietro davanti a massacri talmente orrendi che nemmeno Leng Timur avrebbe avuto il coraggio di fare.”

Prof. Stanley Cohen: 12/1/1995 – “L'esempio più vicino a noi (di negazione collettiva) dell'era moderna è dato dagli 80 anni di negazione ufficiale da parte dei governi Turchi riguardo al genocidio del 1915-17 contro gli Armenia in cui un milione e mezzo di persone ha perso la propria vita. Questo negazionismo è stato sostenuto da propaganda, bugie, coperture, falsificazione di documenti, cancellazione di archivi e corruzione di studiosi.”

Prof. Colin Tatz: 1/1/1996 – “Probabilmente il negazionismo Turco (del genocidio Armeno) è l'esempio più lampante di perversione storica. I Turchi hanno messo la marcia indietro alla memoria e alla storia usando un misto di sottigliezze accademiche e bullismo diplomatico, di cui noi della Macquarie University siamo stati bersaglio ”

Orhan Pamuk: Feb/2005 – “ un milione di Armeni sono stati uccisi in queste terre e solo io ho il coraggio di parlarne.”

Rep. Adam Schiff: 2007 – “Il lascito del Genocidio Armeno è parte della società americana. Chiamiamo le cose col loro nome. Non minimizziamo l'omicidio deliberato di un milione e mezzo di persone. Cerchiamo di ottenere una vittoria morale che ci faccia brillare tra le nazioni.”

Il mondo Maomettano, così come gli USA e l'UK non riconoscono queste atrocità come un genocidio

Anche se c'è stato molto riconoscimento accademico per il Genocidio Armeno, ci sono stati pochi riconoscimenti da parte dei governi e dei media.

Nonostante i ricatti e le negazioni da parte dei Turchi, il Genocidio Armeno è riconosciuto universalmente da parte dell'associazione internazionale degli studiosi dei genocidi e dalle nazioni che preferiscono la responsabilità morale al guadagno politico. Ancora oggi gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Turchia e il resto del mondo Maomettano si sono rifiutati di riconoscere il Genocidio Armeno.

E'ovvio che i paesi Maomettani si rifiutino di condannare una Jihad, ma è evidente che ci sono governi che non credono granchè nell'etica e nella lealtà. Bisogna notare che il popolo Americano ha condannato il Genocidio in 40 dei 50 stati tramite i propri rappresentanti.

Fonte: Hay Brountsk
http://www.youtube.com/watch?v=tx1M82JsbbQ


Il Genocidio Greco 1914-23

Negli anni dal 1914 al 1923, mentre l'attenzione del mondo era concentrata sui disordini dopo la Guerra, l'Impero Ottomano commetteva un genocidio nei confronti della minoranza Greca.
Questo genocidio, orchestrato per ottenere la distruzione irreversibile della popolazione Greca della Turchia, è stato perpetrato da due governi consecutivi: il “Committee for Union and Progress”, meglio noto come i Giovani Turchi, e i nazionalisti Kemal guidati da Mustafa Kemal "Atatürk". Ci sono stati un milione di morti causati da una combinazione letale di marce della morte, conversioni forzate, torture, mutilazioni, stupri, riduzioni in schiavitù e massacri. L'associazione internazionale degli studiosi dei genocidi, un comitato composto dai più grandi esperti mondiali in genocidi, ha riconosciuto l'esistenza del Genocidio Greco Ottomano.

Molte delle vittime sono state massacrate a partire dal 1895 (molto prima della Guerra) fino al 1955 (molto dopo la Seconda Guerra Mondiale). Le stime odierne parlano di un milione e quattrocentomila uomini, donne e bambini Greci uccisi in quel periodo.

In quegli stessi luoghi e tempi, i Turchi torturavano e massacravano milioni di Armeni e di Assiri di tutte le età. Il fatto che queste tre culture siano state massacrate dalla stessa Jihad è la prova di questi Genocidi. Non è stata “guerra” o “rivolta”. E'stato uno sterminio accuratamente pianificato.[1][2]

L'articolo del Dr. William C. King's "1,500,000 Greek Christians Massacred or Deported by Turks", pubblicato in Complete History of the World War (1922), parla dei massacri dei Greci Ottomani fino al 1918:

L'articolo è questo[3]:


1,500,000 di Cristiani Greci massacrati e deportati dai Turchi

La razza Ellenica ha subito un tentativo di sterminio incoraggiato dalla Germania Pagana

Sezione 19- 1918

Sotto la guida della Germania pagana, i Turchi innominabili hanno tentato di distruggere la popolazione Cristiana di origine Greca che, da tempi immemori, viveva sulle coste dell'Asia Minore e sulla costa della Marmora in Tracia.

I Maomettani hanno strappato questi Cristiani alle dimore ancestrali, confiscato le loro proprietà e li hanno deportati verso l'interno dell'Asia Minore, nel deserto Turco o nelle regioni ardenti della Mesopotamia. Si calcola che un milione e mezzo di Greci sono stati deportati in regioni desolate dove sono morti come mosche di fame e malattie.

Durante questo viaggio tremendo, 700.000 sono periti. I sopravvissuti si sono ritrovati senza cibo e rifugio in una terra straniera dove sono stati soggetti ad ogni offesa e tortura che i Turchi e i loro alleati Tedeschi, si sono potuti inventare. Solo coloro che tra i Greci hanno abiurato la Cristianità e hanno adottato la fede Maomettana sono stati risparmiati (enfasi mia). Gli altri sono stati fatti morire di fame.

La deportazione dei Greci dalla Tracia era iniziata sin dalla fine della guerra nei Balcani nel 1913. La permanenza dei Greci nella Turchia Europea non andava d'accordo con i progetti di conquista tedeschi. I Turchi ricevettero l'ordine di eliminare i Greci nel modo che preferivano.

Per giustificare le deportazioni, i Turchi si inventarono che i popoli Ellenici in Tracia e nella costa dell'Asia stavano meditando la rivoluzione. Le prime deportazioni, nell'ordine del quarto di milione, andavano dalla Tracia alla Grecia vera e propria.
Questa persecuzione continuò fino all'inizio della Guerra. In quel periodo il governo Greco faceva il possibile per proteggere i propri connazionali, ma dopo l'inizio della Guerra, il Re Costantino e sua moglie (la sorella di Kaiser Wilhelm di Germania), impedirono ogni tentativo di aiutare gli Ellenici esiliati. Il vescovo di Pera, dopo un viaggio ad Atene per implorare il Sovrano di prendere provvedimenti contro le atrocità Turche, venne ammonito dalla regina durante il suo ritorno in patria: “è il volere del Sovrano che voi viviate in pace con i Turchi”

Nello stesso momento le agenzie tedesche della Turchia, specialmente la Banca Tedesca della Palestina, incitavano i Maomettani a coltivare l'odio verso i Cristiani e a non aver rapporti commerciali con loro.

Il complotto Bulgaro-Ottomano

Nel Giugno del 1915 ad Adrianopoli, la Bulgaria e l'Impero Ottomano firmavano un piano per lo sterminio dei Cristiani Greci. Secondo questo accordo la Bulgaria acconsentiva a
  1. stabilire una unione politica e commerciale Turco-Bulgara
  2. togliere il commercio dalle mani dei Greci
  3. fondare delle agenzie commerciali Maomettane per l'importazione e l'esportazione dei beni a solo uso dei Maomettani, che dovevano tagliare tutte le relazioni commerciali con i Greci
  4. eliminare i privilegi del Patriarca Greco e la sua giurisdizione ecclesiastica
  5. proibire l'insegnamento del Greco nelle scuole
  6. La conversione forzata degli abitanti dei villaggi Cristiani e l'imposizione di matrimoni misti


La responsabilità tedesca dei massacri

Herr Lepsius, un inviato Tedesco in missione a Costantinopoli nel Giugno del 1915, ammetteva che i massacri Greci e Armeni erano le due fasi di un programma di sterminio della minoranza Cristiana, con l'obiettivo di rendere la Turchia uno stato puramente maomettano.

Nel 1917 divenne noto che la Germania era dietro a questi massacri. Il Ministro greco di Costantinopoli, M. Kallerghis, protestò davanti al Gran Visir turco, Talaat Bey, contro la deportazione dei Greci nel distretto di Aival. Talaat Bey promise di telegrafare al generale tedesco Liman von Sanders l'ordine di cessare le deportazioni. Von Sanders, comandante in capo di tutte le forze turche, rispose che il blocco delle deportazioni avrebbe messo in pericolo l'esercito turco, aggiungendo che lo stato maggiore tedesco aveva approvato le sue azioni.


Arruolamento forzato dei Greci

La persecuzione dei Cristiani Greci veniva pianificata dai Turchi e dai Tedeschi con astuzia diabolica. Dopo l'arruolamento forzato veniva tentata la conversione. Per quelli che non si convertivano erano deportazioni e massacri. Nel frattempo il turco sostituiva il greco nelle scuole, insieme alla storia e geografia turche. Il Patriarca venne abolito. Tutte le proprietà delle comunità civili e religiose Greche vennero confiscate dallo stato Turco.

Con l'ingresso della Turchia in guerra, tutti i cittadini fino a 48 anni erano passibili di chiamata militare. I cristiani venivano implotonati in battaglioni di lavori forzati e inviati nell'entroterra per lavorare come zappatori e scavatori nelle terre dei pascià. La loro razione giornaliera era mezza pagnotta con un paio di olive. Trattati come schiavi e malnutriti, ne morivano a centinaia di migliaia. Interi battaglioni venivano decimati da tifo e colera, oppure massacrati dalle guardie turche. Si stima che siano morti circa 150.000 Greci in questo modo.


Confisca dei beni

Centinaia di migliaia di Ellenici dalla Tracia e dall'Asia Minore riuscirono a scappare in Grecia, dove combattevano nell'esercito Greco. La loro diserzione era la scusa per ulteriori atrocità da parte dei Turchi. I beni dei disertori venivano confiscati e le loro famiglie deportate. Nel distretto di Kerassunda, da cui erano scappati 300 Greci, i Turchi diedero alle fiamme 88 villaggi. Trentamila abitanti, molti dei quali donne e bambini, vennero costretti a marciare fino ad Angora in pieno inverno. Di questi, 7000 morirono di stenti.

Nel frattempo, i beni dei Cristiani venivano confiscati e saccheggiati. I Cristiani venivano costretti a finanziare l'esercito e la marina Turche, oltre a dover pagare una forte tassa.

Secondo un sistema di lavori forzati, i Cristiani erano costretti a coltivare le terre dei maomettani, senza aver tempo per coltivare le loro terre. Se un Cristiano era scoperto nell'atto di coltivare le proprie terre veniva piazzato un cordone intorno al villaggio e l'intera area veniva privata di cibo e acqua.

Dopo vari giorni di tormenti, una banda di Bashi-Bazouks veniva inviata nei villaggi per saccheggiare e uccidere. I paesani potevano scegliere se essere deportati a varie centinaia di miglia di distanza o morire di stenti. Queste deportazioni, iniziate nel 1915, coinvolsero circa 450.000 persone nel periodo della guerra.

Durante le deportazioni i Greci erano picchiati dalle guardie, attaccati dai briganti e privati di cibo e acqua. Migliaia di loro morirono durante il tragitto. Le donne che partorivano durante la strada erano costrette a lasciare i loro neonati e riprendere a marciare.

Centinaia di ragazze venivano rapite dai Turchi e “convertite” a forza all'Islam. A Panderma, il Generale tedesco, Liman von Sanders, fece costruire un orfanotrofio per le ragazze Cristiane e costrinse i Cristiani a pagare 50,000 dollari per la costruzione.


Le colonie del Mar Nero

Anche i coloni Greci sulle coste del Mar Nero venivano deportati. Il responsabile delle deportazioni era il Governatore di Bitlis, Rafet Pasha. Più di 150,000 Greci vennero deportati e più di 100 villaggi vennero rasi al suolo. Centinaia di ragazze Greche preferirono commettere suicidio che vivere come schiave negli harem.

Gli ordini per la deportazione dei Greci

Questi erano gli ordini per la deportazione inviati al governatore di Smirne, firmati da Ali Riga, il capo del servizio di corrispondenza Turco.

E'politicamente necessario che i Greci che vivono lungo la costa dell'Asia Minore vengano costretti a lasciare i loro villaggi e a trasferirsi a Erzerum e in Chaldea. Se rifiutano di emigrare verso i luoghi a loro assegnati dovrete ordinare ai nostri fratelli Maomettani di compiere tanti di quegli eccessi da costringerli a lasciare le loro case. Non dimenticatevi di fare firmare agli emigranti dei documenti in cui si certifichi che stanno lasciando le loro terre e le loro case per loro spontanea volontà, in modo da non avere complicazioni politiche in futuro..”


Il Martirio dei Greci

Metà dei deportati Greci morirono di stenti, malattie e maltrattamenti, mentre i sopravvissuti soffrirono la condizione di schiavitù. I funzionari Turchi, con l'approvazione della Germania, dichiaravano che nessun Cristiano doveva avere il diritto di vivere in Turchia a meno che non si fosse convertito all'Islam.

I beni confiscati ai Greci avevano un valore oltre il miliardo di dollari dell'epoca.



Riconoscimento politico

Gli unici paesi che riconoscono gli eventi come un genocidio sono la Grecia e Cipro.


Fonti:

1. http://en.wikipedia.org/wiki/Pontic_Greek_genocide
2. http://www.hellenicgenocide.org/index.html
3. King, William C., King’s Complete History of the World War: Visualizing the Great Conflict in all Theaters of Aciton 1914-1918, The history Associates, Massachusetts, 1922 pp.436-438
http://www.greek-genocide.org/article_1500000_greek_christians.html


Il Genocidio Assiro (1914-1920)

Il Genocidio degli Assiri (detto anche Sayfo , in Turco: Süryani Soykırımı) è stato commesso contro i Cristiani Assiri e Siriaci dell'Impero Ottomano verso la fine della prima guerra mondiale da parte del partito “Young Turks Party”. La popolazione Assira della Mesopotamia settentrionale (Tur Abdin, Hakkari, Van, Siirt, corrispondenti al sud-est della Turchia moderna e alla regione Urmia dell'Iran) sono stati deportati e massacrati dagli Ottomani (Turchi e Curdi) fra il 1914 e il 1920 sotto il regime del partito “Giovani Turchi”.
Gli studiosi hanno stimato il numero delle vittime Assire tra i 500,000 e i 750,000 (75% della popolazione)[1][2][3][4]

Massacro a Khoi (testimonianza di un sopravvissuto)

All'inizio del 1918 molti Assiri scappavano dalla Turchia. Mar Shimon Benyamin aveva organizzato il trasferimento di circa 3,500 Assiri nel distretto di Khoi. Poco dopo il trasferimento la popolazione è stata massacrata quasi del tutto dalle truppe Curde dell'esercito Ottomano. Uno dei pochi sopravvissuti è stato il Reverendo John Eshoo. Dopo la fuga riuscì a scrivere la sua testimonianza [7]:


Avrete sentito parlare del massacro degli Assiri a Khoi, ma di certo non ne conoscete i dettagli.



Gli Assiri sono stati radunati in un caravanserraglio e fucilati. Il sangue scorreva letteralmente a fiumi e l'intero spazio del caravanserraglio era una pozza di liquido. Il posto era troppo piccolo per tutte le vittime, tanto che gli Assiri sono stati fucilati in gruppi che dovevano camminare sui corpi ancora sanguinanti delle altre vittime. Quel posto è diventato un mattatoio umano in cui le vittime venivano giustiziate a gruppi di dieci alla volta.


Nel frattempo gli Assiri che vivevano nei sobborghi della città venivano prelevati e imprigionati in un grande cortile. […] tenuti prigionieri per otto giorni senza mangiare e alla fine trasportati fino al luogo designato per il massacro. Gli Assiri marciavano come agnelli pronti per il macello, senza aprire la bocca se non per rivolgere le ultime preghiere a Dio [...]

I boia iniziavano tagliando le dita alle vittime, dito per dito. I prigionieri venivano legati alla maniera degli animali pronti per la macellazione, con le gole tagliate per metà in modo da prolungare la loro agonia mentre i soldati li picchiavano con bastoni. Molti di loro venivano sepolti vivi. 

I prigionieri giovani e in salute sono stati separati dagli altri, portati fuori città e usati come bersagli dai soldati. Uno degli ufficiali andò tra i morti e giurò nel nome dei profeti dell'Islam che coloro che erano ancora vivi potevano alzarsi e andarsene senza timore. Alcuni gli credettero e si alzarono in piedi, solo per essere bersagliati da un'altra scarica di proiettili.



Alcune tra le donne più giovani e tra le ragazzine più graziose chiedevano di essere uccise pur di non essere vendute agli harem. Altre sono state sottoposte a oscenità che non posso descrivere, anche se per fortuna la morte arrivava presto e le salvava dalle passioni lubriche di quei diavoli. Gli Assiri hanno subito un totale di 2.770 morti tra uomini, donne e bambini.


Rapporto dei missionari tedeschi sui fatti di Urmia.


Le ultime notizie dicono che negli ultimi cinque mesi quattro migliaia di Assiri e un centinaio di Armeni sono morti di malattie. Tutti i villaggi nei distretti circostanti sono stati saccheggiati, a parte due o tre. Venti mila Cristiani sono stati massacrati in Armenia e nell'area circostante. Sono stati trovati 750 corpi decapitati nelle cisterne e nei pozzi di Haftewan, un villaggio di Salmas. Perché? Solo perché gli ufficiali hanno messo una taglia sulla testa di ogni Cristiano. A Dilman i Cristiani vengono chiusi in prigione finché non accettano l'Islam. [6]


Riconoscimento

Il genocidio degli Assiri deve ancora essere riconosciuto dalle nazioni, anche perchè molti paesi non vogliono rischiare le loro relazioni commerciali con la Turchia.

Ad esempio, nel Giugno del As 2008, Yilmaz Kerimo e Ibrahim Baylan del partito socialdemocratico svedese hanno proposto al Parlamento svedese il riconoscimento del genocidio. Il Parlamento gli ha votato contro, 37 contro 245.


Fonti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Assyrian_Genocide

1. The Plight of Religious Minorities: Can Religious Pluralism Survive? - Page 51 by Congresso degli Stati Uniti.
2. The Armenian Genocide: Wartime Radicalisation Or Premeditated Continuum - Page 272 edited by Richard Hovannisian
3. Not Even My Name: A True Story - Page 131 by Thea Halo
4. The Political Dictionary of Modern Middle East by Agnes G. Korbani
6. Abraham Yohannan The Death of a Nation: Or, The Ever Persecuted Nestorians Or Assyrian Christians ISBN 0524062358, pp. 126–127.
7. Joel Euel Werda. The Flickering Light of Asia: Or, the Assyrian Nation and Church, ch. 26



Genocidio Assiro in Iraq (1933)

Il massacro degli Assiri Cristiani nella città di Simmele, North Iraq e nei sobborghi è stato il secondo [9]. Dall'8 all 11 di Agosto nel 1933 l'esercito dell'Iraq, sotto il comando del Curdo Bakir Sidqi, ha ucciso 3000 tra uomini, donne e bambini in quel luogo. Questo è stato uno dei primi atti del nuovo Iraq dopo l'indipendenza del 1932.

E'stato il massacro di Simmele ad ispirare Raphael Lemkin, l'autore della Convenzione UN sul Genocidio, a coniare il termine Genocidio[10].


Massacro Assiro (Iraq e Syria nel 1829)

Nell'Ottobre del 1829 il generale Curdo Rwandez iniziò un pogrom contro gli Assiri della Chiesa Ortodossa siriaca nell'Iraq del nord e in Siria). Il primo villaggio ad essere attaccato è stato Bit-Zabda, in cui sono state uccise 200 persone. Successivamente, i Curdi hanno attaccato il villaggio di Asfas uccidendone il diacono e il reverendo. Ottanta bambini in fuga sono stati uccisi dai curdi, mentre le bambine venivano prese come schiave. I curdi si spostarono verso Nisibin, sul confine tra Turchia e Siria, commettendo altre atrocità.[11]


Massacrro Assiro (Turchia 1842)

Nel 842 Badr Khan Beg, un Amir Curdo della Turchia, insieme ad altri soldati Curdi guidati da Nurallah, attaccava gli Assiri con l'intento di sterminare tutti gli Assiri dalle montagne della Turchia. I Curdi devastavano tutto quello su cui riuscivano a mettere le mani. Le donne venivano portate presso l'Amir e assassinate a sangue freddo. La madre di Mar Shimun, il Patriarca della Chiesa Orientale, venne rapita, torturata in modo indicibile, tagliata in due parti che furono lanciate nel fiume Zab con le parole “vai a dire al tuo figlio maledetto che tra poco tocca a lui”. Circa dieci migliaia di Assiri vennero massacrati e un gran numero di donne e bambini vennero presi prigionieri e venduti come schiavi nei mercati di Jezirah [12]


30 casi documentati di genocidi fin dal 630 A.D.

Dal 630 A.D., l'anno dell'arrivo dei maomettani, gli Assiri hanno subito 30 genocidi per causa loro. In media, la metà delle generazioni degli Assiri hanno subìto genocidi.[14]

Inoltre, ci sono molto probabilmente centinaia di casi non riportati di massacri con centinaia di migliaia di morti.


Fonti:

9. The Simmele Massacre, http://www.aina.org/releases/20040805022140.htm
10. 1933 Assyrian Genocide in Iraq Inspired the Word 'Genocide', http://www.aina.org/news/20070115185021.htm
11. Deacon Asman Alkass Gorgis. Jirah Fi Tarikh Al-syrian, 1980, pp. 14. Translated by Subhi Younan
12. Abraham Yohannan. The Death of a Nation. G. P. Putnam's Sons, 1916, pp. 111-112 http://www.aina.org/reports/ig.pdf
14. Genocides Against the Assyrian Nation, http://www.aina.org/martyr.html



1.18 Turchia: Ritorno al Futuro?


By Andrew G. Bostom

Ancora una volta i Turchi stanno assaltando l'Europa, ma questa volta non con la spada ma con l'ingresso nell'UE. Quando saranno dentro le porte, avranno accesso alle città, alla ricchezza e al potere dei loro antichi rivali. La loro strada è spianata dalla credenza infondata che la Turchia Ottomana sia stata una civiltà tollerante e multiculturale. Niente di più falso.

Poco tempo fa, l'analista di sicurezza Frank Gaffney ha coraggiosamente scritto un articolo sul Washington Times in cui si sconsigliava l'ingresso della Turchia nell'UE. Gaffney ha sottolineato la rinascita della Shari'a Islamica sotto il regime Erdogan. Nonostante le preoccupazioni di Gaffney riguardo il regime Erdogan, lui continua a ripetere la favola “tollerante” secondo cui gli antenati di quel regime fossero “tolleranti”.
Non è storicamente corretto parlare di “tolleranza Ottomana” distinta dall'Islamismo di Erdogan, dato che l'Impero Ottomano si è espanso tramite tre secoli di devastante guerriglia jihadista e che il concetto di “tolleranza Ottomana” in realtà era schiavitù come Dhimmi sotto la Shari'a.

In questo momento, in cui si discute l'ingresso della Turchia nell'UE, questo saggio vuole parlare di vari fenomeni storici: la Jihad e la dhimmitude sotto gli Ottomani, in particolare in Asia Minore e in Europa Orientale; il fallimento della cosiddetta riforma Tanzimat nell'abrogazione del sistema di dhimmitude; la dissoluzione dello stato Turco, culminata in una Jihad genocida contro la popolazione di Dhimmi che era la più docile e la più leale all'Impero, gli Armeni. Credo che una simile analisi sia necessaria, particolarmente dopo la conferenza UN che ha parlato della “tolleranza Ottomana” da adottare al giorno di oggi, e dopo gli errori di Gaffney, nonostante la sua coraggiosa opposizione all'ingresso della Turchia nell'UE.


Prima parte – La Jihad dei Selgiuchidi e degli Ottomani

Lo storico Michael il Siriano (Patriarca giacobita di Antiochia dal 1166 al 1199) scriveva nelle sue Cronache alcune osservazioni importanti sugli avvenimenti del tempo. In particolare:

“…l'inizio dell'esodo dei Turchi in Siria e verso la costa palestinese, dove sottomettevano le altre popolazioni tramite saccheggi e devastazioni” [1] Dopo di ciò, “I Turchi e gli Arabi si mischiarono tra loro come un solo popolo. Questa era la vita dei Turchi tra gli Arabi” [2]

Bat Ye'Or riassume tramite il suo studio delle altre fonti primarie [3] [4]

le due ondate di espansione maomettana, gli Arabi del settimo secolo e i Turchi quattro secoli dopo, sono molto simili. I grandi condottieri Arabi e Turchi usavano le stesse tattiche militari e le stesse politiche di consolidamento del potere islamico. Ciò è dovuto al fatto che entrambe le conquiste si basano sulla stessa ideologia comune (la Jihad) e sullo stesso apparato giudiziario e amministrativo (la shari’a). Questa uniformità si adatta a diverse terre e a diversi popoli, dato che viene integrata in una teologia comune. Nel corso delle operazioni militari i Turchi imponevano alla popolazione le regole della Jihad, strutturate quattro secoli prima dagli Arabi e cristallizzate nella legge religiosa Islamica.

Le avanguardie delle Jihad selgiuchide e ottomana erano guidate dai “Ghazi” (dalla parola ghazwa o “razzia”), “guerrieri della fede”, uniti sotto la bandiera dell'Islam per combattere gli infedeli e procurare bottino. Wittek [5] e Vryonis [6] hanno sottolineato l'importanza del movimento nel fronte più critico dell'Islam durante l'undicesimo e dodicesimo secolo, l'Anatolia. Vryonis scrive che, [7]


Quando al-Harawi , il viaggiatore Arabo del dodicesimo secolo passò attraverso il confine bizantino-turco notò un mausoleo (vicino Afyon-Karahisar) dedicato al martire maomettano Abu Muhammd al-Battal, oltre alle tombe dei caduti dell assedio della città di Amorium nel 838. Ciò testimonia che la tradizione ghazi-jihad era collegata con la società nomade di Phrygia. Non c'erano solo le prove di un invasione da parte dei nomadi, ma anche di una società epica in un'età eroica, da cui sono state tratte le opere epiche turche: Battalname, Danishmendname, Dusturname.

Wittek, citava la prima fonte Ottomana, la cronaca in versi di Ahmedi, affermando che anche gli Ottomani del quattordicesimo secolo la ritenevano fattuale:

erano una comunità di Ghazi, i campioni della religione maomettana; una comunità di guerrieri maomettani, devoti alla lotta contro i loro vicini infedeli” [8].

Lo studioso contemporaneo della storia Ottomana, il Turco Halil Inalcik, ha scritto dell'importanza dello zelo religioso maomettano espresso tramite la Jihad, il motivo dietro le conquiste dei Turchi Ottomani: [9]

L'ideale della ghaza, la Guerra Santa, era un fattore importante nella formazione e nello sviluppo dello stato Ottomano. La società nei principati di frontiera si conformava a una cultura dedita all'ideale della Guerra Santa permanente e dell'espansione permanente del Dar al Islam- i reami dell'Islam- fino ai confini del mondo.


I Ghazi, incitati dai teologi maomettani, erano l'avanguardia delle conquiste Selgiuchidi e Ottomane. Vacalopoulos scrive del ruolo dei dervisci durante le campagne Ottomane: [10]

i dervisci fanatici e gli altri regnanti fanaticamente maomettani… spingono continuamente per la diffusione dell'Islam. Hanno iniziato fin dalla fondazione dello stato Ottomano e hanno sempre giocato un ruolo importante. I dervisci sono particolarmente attivi nelle regioni disabitate delle frontiere orientali. Si sono stabiliti con le loro famiglie, hanno attratto altri coloni e hanno fondato interi villaggi, abitati solo da fanatici religiosi. Partendo da posti come quelli i dervisci e i loro seguaci lanciano spedizioni militari per estendere lo stato Islamico. In cambio, lo stato gli fornisce terre e privilegi con un accordo generoso che richiede solo che la terra venga coltivata e le comunicazioni mantenute costanti.

Qui si riporta un breve riassunto delle campagne Selgiuchidi e Ottomane che hanno islamizzato l'Asia Minore, a opera di Vryonis e Vacalopoulos. Per prima cosa, riportiamo il riassunto schematico di Vryonis: [11]

La conquista, o dovrei dire le conquiste, dell'Asia Minore sono avvenute nel corso di quattro secoli. Le società cristiane dell'Asia Minore sono state sottoposte ad un regime di guerriglia, incursioni e distruzioni volte a distruggere la Chiesa Cristiana. Nel primo secolo dell'invasione turca le fonti locali raccontano che sono stati distrutti 63 villaggi e città. Gli abitanti di quelle città e villaggi sono stati ridotti in schiavitù e portati nei mercati di schiavi dei maomettani.

Vacalopoulos descrive le conquiste in modo più dettagliato:[12]


All'inizio dell'undicesimo secolo i turchi Selgiuchidi portarono i loro eserciti in Armenia e distrussero le forze degli staterelli Armeni. Più di quattrocento mila anime scapparono verso l'Asia Minore per evitare i saccheggi dei Selgiuchidi. Durante l'undicesimo secolo, specialmente dopo la battaglia di Malazgirt [Manzikurt] (1071), i Selgiuchidi si diffusero attraverso le penisole dell'Asia Minore, seminando terroe, panico e distruzioni. Le fonti Bizantine e Turche dei tempi concordano nel descrivere la distruzione causata e le sofferenze della popolazione locale. Ci sono prove del fatto che le popolazioni Ellenice dell'Asia Minore, il cui vigore aveva finora sostenuto l'Impero, sono state spazzate via così rapidamente che nel quattordicesimo secolo erano scomparse o ridotte in poche aree. Nel frattemo, l' Asia Minore aveva già preso il nome di Turchia…Vescovati e altre comunità cristiane venivano abbandonate una dopo l'altra. La sede vescovile di Calcedonia, ad esempio, scomparve nel 14mo secolo, così come le sedi di Laodicea, Kotyaeon (Kutahya) e Synada nel 15mo…Con la fuga o lo sterminio delle popolazioni locali le città, i villaggi e in certi casi intere provincie diventavano rovine. Esistevano delle aree fertili nella vallata del fiume Meandro, un tempo ricche di migliaia di pecore e capi di bestiame, ridotte in rovine sterili. Altri distretti sono stati trasformati in campagna, con rovi impenetrabili cresciuti in luoghi un tempo fiorenti di campi e pascoli. Questo è ciò che è successo nel distretto di Sangarius, prosperoso e fertile at tempi di Michele VIII Paleologo. Le regioni montane tra Nicea e Nicomedia vicino a Costantinopoli, un tempo piene di castelli e città, ora sono spopolate. Alcune città si sono salvate dalla distruzione, Laodicea, Iconium, Bursa (Prusa), e Sinope, ad esempio – ma in generale la devastazione è tale da impressionare chiunque visiti quelle terre. Il fato di Antiochia è un chiaro esempio del comportamento degli invasori Turchi: nel 1432 si potevano contare appena trecento abitazioni in città, molte delle quali occupate da pastori di capre e cammelli. Ci sono state altre città nel sudest dell'Asia Minore ridotte in questo stato.

L'islamizzazione dell'Asia Minore è stata affiancata da una campagna di Jihad Ottomane nei Balcani[13]. Nel 1326 la Tracia, la Macedonia e le aree costiere della Grecia meridionale erano sottoposte a razzie annuali degli emiri dell'Asia Minore. Intorno al 1360 gli Ottomani di Suleiman (figlio del Sultano Orchan), e di Murad I (1359-1389), lanciavano campagne jihadiste contro la Tracia bulgara e bizantina. Dopo la battaglia di Cernomen (26 Settembre, 1371) gli Ottomani andavano verso Ovest, occupando un gran numero di città in Bulgaria e in Macedonia. In quel periodo gli Ottomani invadevano il Peloponnesso, la Grecia centrale, l'Epiro, la Tessalonia, l'Albania e il Montenegro. Nel 1388 buona parte della Bulgaria settentrionale era conquistata, insieme alla Serbia dopo la battaglia del Kosovo (1389). Vacalopoulos ipotizza che le guerre intestine e i disordini politici tra Greci, Bulgari, Albanesi e Serbi impedirono loro di unirsi contro il nemico comune. [14]

Dopo la sconfitta dei Serbi a Cirmen (Cernomen) del 1371, Serbia, Bulgaria, e l'Impero Bizantino divennero tributari dell'Impero Ottomano con l'obbligo di assistenza militare.

Bayezid I (1389-1402) iniziò razzie devastanti verso Bosnia, Ungheria e Wallachia, oltre a rivolgersi verso la Grecia e il Peloponnesso. Dopo una breve pausa dovuta alle lotte contro gli invasori Mongoli gli Ottomani rinnovavano la loro offensiva nei Balcani nel 1421, lanciando campagne militari contro Peloponnesso, Serbia e Ungheria , fino alla vittoria della Seconda Battaglia del Kosovo(1448). Con l'ascensione al potere di Mehmed II, gli Ottomani iniziavano la conquista definitiva dei Balcani. Constantinople venne catturata nel 29 Maggio 1453, dichiarando la fine dell'impero Bizantino. Nel 1460 gli Ottomani avevano completamente conquistato Serbia e Peloponnesso. La Bosnia e l'Impero di Trebisonda caddero nel 1463, seguite dall'Albania nel 1468. Con la conquista dell'Erzegovina del 1483 gli Ottomani si impadronivano dell'intera penisola Balcana.

Vacalopoulos commentava riguardo agli attacchi Ottomani in Tracia durante il 14mo secolo e Angelov parlava delle campagne di Murad II (1421-1451) e Mehmed II (1451-1481), spiegando l'effetto della Jihad Ottomana sui popoli Balcani:


Fin dall'inizio l'assalto Turco [in Tracia] sotto Suleiman [figlio del Sultano Orchan], i Turchi cercavano di consolidare il loro potere tramite la conversione forzata all'Islam. Secondo lo storico Ottomano Sukrullah, quelli che rifiutavano la conversione venivano massacrati e le loro famiglie ridotte in schiavitù. Sukrullah scriveva che le campane delle chiese erano state fuse, le chiese distrutte o convertite in moschee. Dovunque vi fossero infedeli Cristiani si imponevano tasse e vassallaggi. I Cristiani non potevano più dire ‘kyrie eleison’ in pubblico e pregare Cristo era proibito.[15]


le conquiste della penisola balcanica nei due secoli avevano causato danni economici incalcolabili, massacri, esilio e schiavitù per buona parte della popolazione, un crollo globale della produttività simile a quello dell'Asia Minore sotto gli stessi invasori.
Questo crollo è ancora peggiore se si pensa che quegli stati, Bisanzio, Bulgaria e Serbia, avevano raggiunto un gran livello di sviluppo economico e culturale. Le campagne di Mourad II (1421-1451) e ancora di più quelle del suo successore , Mahomet II (1451-1481) in Serbia, Bosnia, Albania e Bisanzio, erano particolarmente devastanti. Durante le campagne Turche in Serbia nel 1455-1456, Belgrado, Novo-Bardo e altre città erano state distrutte. L'invasione Turca in Albania dell'estate del 1459 causò problemi enormi. Secondo i racconti scritti da Kritobulos, gli invasori distrussero l'intero raccolto e rasero al suolo la città conquistata. Il paese venne devastato ulteriormente nel 1466 quando gli Albanesi, dopo una resistenza eroica, furono costretti a rifugiarsi nelle regioni più inaccessibili.

Durante le campagne di Mahomet II del 1463 molte città Bosniache vennero distrutte, tra queste Yaytzé, la capitale. Il Peloponneso soffrì la peggiore sorte durante l'invasione Turca. All'inizio l'invasione del 1446 da parte di Murad II distrusse un gran numero di città e prese migliaia di prigionieri. Venti anni dopo, durante l'estate del 1458, la Penisola Balcana veniva invasa da un enorme esercito Turco sotto il comando di Mahomet II e del suo primo luogotenente Mahmoud Pasha. Dopo un assedio di quattro mesi Corinto cadde, le sue mura rase al suolo. Le opere di Kritobulos contengono un racconto delle campagne Ottomane che mostra chiaramente le distruzioni causate dagli invasori. Due anni dopo un altro esercito Turco attaccava il Peloponneso, distruggendo Gardiki e varie altre città. Alla fine, nel 1464 gli Ottomani batterono i Veneziani radendo al suolo la città di Argos. [16]



Dhimmitude Ottomana
Esaminiamo come se la passavano le popolazioni native non maomettane nei paesi conquistati dalla Jihad. Iniziamo con gli Ebrei, il popolo meno numeroso. Joseph Hacker ha studiato il fato degli Ebrei durante il loro assorbimento nell'Impero Ottomano nel quindicesimo e sedicesimo secolo. Le sue ricerche vogliono provare se la vita degli Ebrei nell'Impero fosse calma e pacifica. Hacker scrive che: [17]


Mi sembra che l'idea corrente delle relazioni pacifiche tra gli Ebrei e gli Ottomani vada modificata alla luce delle nuove ricerche e dei manoscritti.

Gli Ebrei, come gli altri abitanti dell'Impero Bizantino, soffrivano gravemente sotto gli Ottomani e le loro politiche di colonizzazione e trasferimento dei popoli (il sistema surgun). Ciò spiega la sparizione di varie comunità Ebraiche, tra cui Salonicco e la conseguente rifondazione da parte degli Ebrei emigrati in Spagna. Secondo Hacker: [18]


Possediamo lettere che parlano del destino degli Ebrei sotto le conquiste Ottomane. In una delle lettere scritte prima del 1470 c'è la descrizione del fato di un Ebreo e della sua comunità. Secondo questa descrizione, scritta a Rodi e inviata a Creta, il fato degli Ebrei era lo stesso di quello dei Cristiani: molti sono stati uccisi, altri presi prigionieri. I bambini venivano presi in schiavitù, convertiti a forza all'Islam e portati alla devshirme... Alcune lettere descrivono la tratta degli Ebrei prigionieri a Istanbul e sono piene di livore contro gli Ottomani. Abbiamo la descrizione del fato di un medico ebreo da Veroia (Kara-Ferya) fuggito da Negroponte quando la sua comunità venne cacciata in esilio nel 1455. Nella lettera si legge il racconto del suo esilio e del trasporto forzato a Istanbul, seguito dalla sua vita a Istanbul e dalle critiche contro gli Ottomani scritte nel 1468. Ci sono anche delle prove che gli Ebrei di Costantinopoli hanno sofferto per la conquista della città e che molti di loro siano stati ridotti in schiavitù.


Hacker trae tre conclusioni:
  1. Nei primi decenni dopo la caduta di Costantinopoli gli Ebrei Bizantini esprimevano forti sentimenti anti-Ottomani, espressi apertamente sotto il regno Latino e in certi casi anche sotto gli Ottomani;
  2. Le politiche economiche di Mehmed II verso i non Maomettani rendevano possibile lo sviluppo economico e sociale delle comunità Ebraiche, specialmente a Istanbul. Queste comunità erano protette contro l'odio popolare, ma le politiche non vennero continuate da Bayezid II . Ci sono prove che sotto il suo regno gli Ebrei soffrirono gravi restrizioni alla loro libertà religiosa;
  3. Le politiche amichevoli di Mehmed e la buona accoglienza data agli Ebrei spagnoli da parte di Bayezid II fecero dimenticare agli scrittori Ebrei del 16mo secolo sia le distruzioni patite dagli Ebrei Bizantini durante le conquiste che le oppressioni sotto Bayezid II e Selim I.

Ivo Andric analizzava [19] il “rayah” (“gregge”, oppure “fare brucare il gregge”), la condizione dei dhimmi Cristiani in Bosnia durante quattro secoli. I Cristiani nativi che rifiutavano di fare apostasia vivevano sotto il regnante Ottomano Kanun-i-Rayah, che si limitava ad applicare [20] le regole essenziali per i Dhimmi formulate dai giuristi e teologi Maomettani nel settimo e ottavo secolo. Secondo Andric: [21]


Ci sono molte prove certe che il Kanun, che incideva pesantemente sulla vita morale e economica dei Cristiani, è rimasto in forze fino alla fine del regno dei Turchi. E'inevitabile che i rayah decadessero in uno stato di inferiorità economica.

Andric cita un proverbio Bosniaco Maomettano e una canzone in cui si onora il Sultano Bayezid II, che fanno capire qual'era l'atteggiamento Maomettano verso i rayah Cristiani: [22]

[Proverbio] “I rayah sono come l'erba, tagliali quanto vuoi, tanto rispuntano sempre”
[Canzone] “Dopo aver rotto le corna alla Bosnia/ Hai tagliato via tutto quello che non si poteva potare / Lasciando solo la gentaglia dietro / Quelli che ci serviranno come schiavi e che piangeranno di fronte alla croce.”

Queste discriminazioni erano rese ancora peggiori dal fatto che la Bosnia era un campo di battaglia o un terreno di addestramento durante due secoli di razzie e Jihad contro l'Ungheria. Sottoposti a una tassazione eccessiva e a lavori forzati:

I Cristiani iniziarono ad abbandonare le loro case e terreni e a ritirarsi sulla montagne. Mentre si ritiravano verso i picchi più inaccessibili, i Maomettani si prendevano le loro terre. [23]

Nel frattempo, i Cristiani che vivevano in città soffrivano sotto il sistema dei raya che impediva la crescita commerciale da parte dei non Maomettani: [24]


Fin dall'inizio l'Islam impediva attività come la vinificazione e l'allevamento e macellazione dei maiali. Inoltre, i Cristiani Bosniaci non potevano lavorare come sellai, conciatori di pelli, candelai o vendere miele, burro o altri oggetti. In tutto il paese il giorno di mercato era la Domenica. I Cristiani erano costretti a scegliere se ignorare i precetti della loro religione o soffrire la perdita economica causata dal non partecipare al mercato. Fino al 1850 in “Wishes and Entreaties” Jusik implora “Vostra Grazia Imperiale” di porre fine alla legge che rendeva la Domenica il giorno di mercato.

I Cristiani erano costretti a pagare tasse molto più alte dei Maomettani, inclusa la tassa Jizya, intesa come un insulto.

Questa tassa veniva pagata da ogni maschio non maomettano dopo il compimento del quattordicesimo anno, un ducato all'anno. Dato che la Turchia non aveva mai tenuto il conto delle nascite l'esattore misurava il collo e la testa di ogni ragazzino per giudicare se fosse arrivato all'età tassabile. Nell'ultimo secolo di dominio Turco ogni bambino era costretto a pagare la tassa. Il monaco Prokopije Cokorilo scriveva che il visir di Herzegovina Ali-Pasa Stocevic tassava i morti per sei anni dalla morte e che i suoi esattori toccavano le donne incinte dicendo: “probabilmente sarà un maschio, devi iniziare a pagare la tassa fin da subito”. C'è un vecchio detto riguardo agli esattori in Bosnia che spiega come venivano considerati. Parlando di un uomo estremamente grasso si diceva: “E' grasso come un esattore in Bosnia” [25]


Fino al 19mo secolo esistevano le leggi Kanun-i-Rayah che proibivano ai rayahs di cavalcare, portare una sciabola o un'altra arma, vendere vino, farsi crescere i capelli e indossare cinturoni. Nel 1794 Hussamudin-Pasa approvava la legge che ordinava ai rayah quale tipo e colore di abiti indossare. I barbieri avevano la proibizione di usare lo stesso rasoio per rasare Cristiani e maomettani. Persino nelle terme i Cristiani dovevano usare asciugamani e accappatoi speciali per distinguersi dai maomettani. Fino al 1850 (in certe parti della Bosnia fino al 1860) i Cristiani dovevano scendere da cavallo e aspettare sul ciglio della strada quando passava un maomettano. [26]

Andric nota che il simbolo più importante della Cristianità, le campane, venivano fuse e usate per forgiare cannoni [27]:


Fino alla seconda metà del Novecento in Bosnia non si poteva nemmeno parlare di campane o di campanili. Nel 1860 il prete di Sarajevo Fra Grgo Martic riuscì a ottenere il permesso dal Topal Osman-Pasa di avere una campana nella chiesa di Kresevo, con l'ammonizione di suonarla piano per fare abituare i Turchi al suono. Fino al 1875 i Turchi di Kresevo si lamentavano del suono, dicendo che l'orecchio Turco e la campana non possono andare d'accordo! Il 30 Aprile 1872 la nuova chiesa Ortodossa suonò la sua prima campana, nonostante le minacce di rivolta dei maomettani, sedate dai militari. [28]


Andric osserva che l'imposizione di queste angherie andava oltre le cerimonie ecclesiastiche [29], come dimostra un proclama del 1794 della chiesa Serba Ortodossa di Sarajevo che consigliava ai Cristiani:


non cantate mentre siete a casa vostra o fuori. Il detto “Non cantare troppo forte, questo è un villaggio Turco” testimonia quale sia la situazione per i Kanun [- i-Rayah], in chiesa o al di fuori di essa.


Andric conclude che [30]:


per i sudditi Cristiani, l'egemonia [dei Turchi Ottomani] era brutale e degradante sotto ogni aspetto.


Infine, Jovan Cvijic, il sociologo e geografo Serbo, osserva che:


Ci sono regioni in cui i Cristiani [Serbi] vivevano in un regime di paura, dalla nascita alla morte.

Nonostante la liberazione dei Balcani nel 1912, Cvijic notava che i Serbi non erano pienamente consapevoli della situazione, al punto che la paura era ancora incisa nei loro volti. [31]

Paul Ricaut, Console Britannico a Smyrna, viaggiò per tutto l'Impero Ottomano del Seicento osservandone attentamente le caratteristiche sociali e politiche. Nel 1679 (prima della sconfitta degli Ottomani a Vienna del Settembre 1683, vedi più avanti il trattato sulla “tolleranza” ottomana), Ricaut pubblicava queste scoperte importanti [32]:
  1. molti Cristiani erano stati cacciati dalle loro chiese, trasformate in moschee dai maomettani
  2. gli altari erano stati nascosti in caverne sotterranee o in sepolcri appena sopra la superficie
  3. i preti Cristiani, particolarmente in Asia Minore, erano costretti a vivere nascosti e a officiare i riti in gran segreto, temendo l'oppressione dei Turchi
  4. molti Cristiani commettevano apostasia verso l'Islam per sfuggire all'oppressione. Nonostante ciò, come dimostra Vrionis, tra l'undicesimo e il quindicesimo secolo [33] c'erano ancora Cristiani che praticavano di nascosto e martiri, soprattutto nei territori dell'Asia Minore conquistate dai Selgiuchidi e dagli Ottomani. Ad esempio, Vrionis cita una lettera pastorale del 1338 rivolta ai residenti di Nicea, in cui si parla di conversioni forzate: [34]


[I Turchi] hanno catturato e ridotto in schiavitù molti dei nostri, costringendoli ad andare con loro! Li hanno portati al male e alla miscredenza.

Il fenomeno delle conversioni forzate di massa continuò fino al Seicento, come descrive Constantelos nella sua analisi del martirio dei Cristiani nell'Impero Ottomano: [35]


durante i califfati di Selim I (1512-1520), Selim II (1566-1574), e Murat III (1574-1595) si hanno notizie di conversioni forzate di massa. Durante gli anniversari di occasioni importanti o durante le feste nazionali si costringevano molti rayahs a commettere apostasia. Durante il giorno della circoncisione di Mohammed III un gran numero di Cristiani Greci, Albanesi e Slavi veniva costretto alla conversione.


Costantelos osserva il martirio dei Cristiani dalla conquista di Costantinopoli del 1453 alla fine della guerra greca d'indipendenza del 1828, osservando che: [36]


gli Ottomani hanno condannato a morte undici Patriarchi di Costantinopoli, circa un centinaio di vescovi e diverse migliaia di preti, diaconi e monaci. E'impossibile dire quanti religiosi siano stati costretti all'apostasia.


Ci sono altri casi più mondani che mostrano le sofferenze dei Cristiani sotto l'oppressione maomettana. Nel 1867[37] avveniva che:


Alcuni venivano accusati di avere insultato la fede maomettana o di aver lanciato oggetti contro le mura della moschea. Altri venivano accusati di aver molestato una donna Turca, altri di aver promesso pubblicamente di voler diventare maomettani.


Constantelos conclude dicendo che: [38]


La storia dei nuovi martiri ci dice che non esisteva libertà di coscienza nell'impero Ottomano, anzi che la persecuzione religiosa non si è mai fermata. La giustizia era sottomessa alle passioni dei giudici e delle folle, applicando un giudizio indulgente verso i maomettani ma severo verso i non maomettani. La diceria che i Turchi Ottomani seguivano una politica di tolleranza religiosa e di integrazione con le popolazioni conquistate è del tutto priva di fondamento.


Persino Ubicini, il cronista viaggiatore turcofilo del Novecento, era costretto a riconoscere l'atteggiamento oppressivo della dhimmitude Ottomana in questa descrizione: [39]


La storia dei popoli in schiavitù è la stessa ovunque, dato che quei popoli non hanno storia. I secoli passano, ma la loro situazione non cambia. Le generazioni vanno e vengono in silenzio. Sembra che abbiano paura di svegliare i loro padroni, addormentati accanto a loro. Basta esaminarli da vicino per scoprire che la loro immobilità è solo apparente, in realtà sono in preda a un'agitazione segreta e costante, simili a quei fiumi che si sono ritirati sottoterra. Se poggi l'orecchio a terra puoi sentire il suono soffocato dell'acqua che scorre, pronta a riemergere. Questo è lo stato dei popoli Cristiani della Turchia Ottomana.


Vacalopoulos descrive come mai la dhimmitude imposta dagli Ottomani diede la motivazione alla Rivoluzione Greca: [40]


La Rivoluzione del 1821 è soltanto l'ultima fase della resistenza Greca contro il dominio Ottomano, una guerra senza regole iniziata durante il primo anno di schiavitù. La brutalità del regime autocratico, caratterizzato da rovina economica, intellettuale e culturale, ha provocato la rivolta. Restrizioni di tutti i tipi, tassazione ingiusta, lavori forzati, persecuzioni, violenze, imprigionamenti, assassinii, rapimenti di ragazzi e ragazze per gli harem Turchi, vari atti di oppressione e di molestie, oltre a tantissime offese minori, tutte queste cose erano una sfida all'istinto di sopravvivenza e un insulto ad ogni dignità. I Greci non tolleravano questi insulti e queste umiliazioni, al punto da arrivare fino alla ribellione. Non esagerava il bey Arta, quando spiegava le motivazioni della rivolta:
Abbiamo fatto dei torti ai Dhimmi (i sudditi Cristiani), distruggendo le loro proprietà e il loro onore. Sono arrivati alla disperazione e hanno preso le armi. Questo è solo l'inizio di ciò che distruggerà il nostro impero, le sofferenze dei Greci sotto il dominio Ottomano sono state le cause dell'insurrezione.