Emigrante

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lunedì 24 febbraio 2014

Un parlamento disgustoso (nel 1907)

Ribloggo questo articolo che ho trovato su un sito di cui non si puo' parlare. Anche se e' un po' datato, ha ancora il suo perche'. Buona lettura.




Un parlamento disgustoso (nel 1907)
Maurizio Blondet
15/06/2007

Francesco Giuseppe I d'Austria-Ungheria, imperatore d'Austria (1848-1916) e Re d'Ungheria (1867-1916)
Francesco Giuseppe decretò il suffragio universale nel 1907, con la speranza che le lotte tra le minoranze dell’Impero avrebbero trovato, in un parlamento rappresentativo e libero, uno sbocco pacifico.
Nel discorso inaugurale, l’imperatore  espresse l’auspicio che i deputati si lasciassero guidare «dallo spirito conciliatore e dall’amore per la patria comune».
Il parlamento che ne risultò aveva 516 seggi, era il più popoloso d’Europa.
Il sistema rigidamente proporzionale risultò nell’elezione di almeno una trentina di partiti e gruppi, nessuno dai quali aveva i numeri per governare. (1)I cristiano-sociali (96 deputati) e i socialdemocratici (86) erano i partiti maggiori.
I partiti germanofili erano 5, il più piccolo dei quali aveva 2 membri e il maggiore 31.
Sette erano i partiti cechi.
I partiti polacchi, quattro.
C’era un «gruppo sionista» di quattro membri e un democratico ebreo singolo.
Gli italiani avevano due micro-partiti: 10 conservatori e 4 liberali.
Due i gruppi ruteni (ucraini), un gruppo croato (12), un serbo (2), un partito rumeno
(5 parlamentari), vari sloveni, un radicale russo, un socialista autonomo, un socialista liberale, due non appartenenti ad alcun partito.
Naturalmente, ognuno si fece un punto d’onore nel parlare alla tribuna nella propria lingua
(le ammesse erano dieci).
Non erano previsti interpreti, e nemmeno un limite per i discorsi, il che lasciava notevoli possibilità all’ostruzionismo.
I più attivi in questa tecnica si manifestarono i nazional-socialisti ceki (2), in numero di nove.
Nel dicembre 1908, quando la legge marziale fu decretata a Praga in seguito a gravi disordini, tre soli nazionalisti ceki bastarono a impedire il discorso introduttivo del presidente, coprendolo con lo strepito di trombette di latta da bambini e grida di «Vergogna!».
Fu solo l’inizio.

Quando si tentò di varare una legge linguistica per la Boemia, i nove la fecero naufragare a forza di fischietti, trombette-giocattolo, campanelle.
Tomas Masaryk, ceko liberale, salì alla tribuna e vi rimase fino al pomeriggio, incapace di far udire una sola parola: alle trombette si erano aggiunte «raganelle» azionate a manovella, un apparecchio teatrale per riprodurre il rumore della pioggia.
E infine anche una sirena navale da nebbia.
Nei giorni seguenti, l’atmosfera si surriscaldò: agli strepiti meccanici si aggiunsero i canti nazionali di ciascun gruppo: i cristiano-sociali intonavano l’inno imperiale, i germanofili «Wacht am Rein», i cechi  il loro inno, i socialisti «Canto del lavoro», gli italiani «Va’ pensiero».
Sulla strada antistante si radunarono piccole folle di curiosi, attratte dal rumore.
Dentro, si venne ripetutamente alle mani.
Bertha von Suttner, una nota pacifista che s’era battuta per il suffragio universale e la democrazia si sgomentò.
Scrisse: «Fischietti, trombette, sirene, inni ceki, pangermanici, austriaci, pugni alzati, colletti stracciati, mani morsicate… perché a teatro e negli alberghi, in strada, dappertutto si è risolutamente contrari al miagolio di un gatto o alle risse, tranne che nella Camera, dove fanno le leggi, leggi per tutti ma non per se stessi?  E’ come se il parlamentarismo volesse suicidarsi».
Il deputato socialista Ellbongen deplorò «quegli strilli da ragzzetti», e tentò di far passare un regolamento parlamentare: invano.
Persone rispettabili, avvocati, docenti e scrittori, divenute deputati parevano colte da una sorta di paranoia e d’infantilismo.
Intanto la società era allarmata dal carovita, la piccola borghesia cominciava a soffrire la penuria, la classe operaia la fame.
La città era piena di ospizi per senzatetto; la carità pubblica aveva allestito «locali riscaldati» dove i molti che avevano in subaffitto un letto in comune solo di notte, potevano stare durante il giorno senza congelare nell’inverno viennese.
La bolgia parlamentare bloccava le leggi di previdenza sociale necessarie, specie le norme attese sulle pensioni d’invalidità e vecchiaia.
Vi fu una manifestazione dei commessi di negozio, contro il parlamento. «Ci aspettiamo un lavoro fruttuoso dai deputati», gridavano i manifestanti; «Basta con le liti tra slavi e tedeschi».

Nell’ottobre 1909, nei 21 distretti di Vienna si tennero assemblee spontanee di cittadini che discussero, in toni accesi, l’idoneità dei deputati che avevano votato.
Il 15 dicembre 1909, i nove nazionalsocialisti ceki presentarono 37 mozioni urgenti.
Ciascuno di loro prese a turno la parola.
Il deputato Lisy, da solo, parlò per 13 ore, mangiando di tanto in tanto un pezzo di pane e buttando giù un sorso di cognac.
Poi cominciarono gli altri, cercando di battere il record del primo.
Durante quella maratona, l’aula era semivuota.
Ma le balconate destinate al pubblico erano gremite.
E da lassù, cominciarono a piovere insulti: «Ladri!», «Perdigiorno!».
Di giorno in giorno, cresceva la rabbia dei cittadini verso il loro stesso parlamento.
Che non se ne dava per inteso. Gli ostruzionisti proseguirono per settimane, per mesi.
Il 2 ottobre 1910, davanti al parlamento si radunò una manifestazione spontanea con decine di migliaia di persone, in gran parte operai.
Che gridavano: «Cacciateli dalla Camera, frutto del nostro sangue!».
Le cose non migliorarono di molto.
Nel marzo 1914, il governo applicò il paragrafo 14 del regolamento e sciolse il parlamento per «inabilità al lavoro».
Bussava alle porte la grande guerra, l'’Austria vi entrava priva del principale organo del consenso e della responsabilità.
Seguì parecchie di quelle giornate, confuso tra la folla scandalizzata nelle tribune, un ventenne famelico, senza occupazione, col cappotto liso e le scarpe bucate, che dormiva in un ospizio per senzatetto e campava dipingendo quadretti per turisti.
Si chiamava Adolf Hitler.

Più volte ricorderà nel Mein Kampf: «Un anno di tranquille osservazioni mi bastò per cambiare per sempre la precedente opinione su tale istituzione… ora non potevo più riconoscere validità al parlamento».
Nell’istituzione parlamentare vedeva ormai «una delle manifestazioni della decadenza dell’umanità».
In cui, scrisse, «il governo da esecutore della volontà della maggioranza» si trasforma «in mendicante nei confronti delle minoranze di turno».
Nella democrazia parlamentare, concluse, uno statista  avrebbe dovuto «mendicare la benevola approvazione[dei propri progetti]» presso «un gregge di nullità intellettualmente succubi, di dilettanti tanto limitati quanto presuntuosi, di un demi-monde della peggior specie… Là si prendono misure della più grave importanza per il futuro di un intero Stato come se ci si trovasse impegnati in una partita di rubamazzetto».
Nel 1928, Hitler riuscì a far eleggere al Reichstag dodici deputati del suo NDSAP: diede loro «l’espresso incarico di contribuire a far morire presto il parlamentarismo».
Mi domando se un giovane italiano precario, con un futuro che ignora,  stia assistendo con lo stesso animo allo spettacolo che dà il nostro parlamento (il più popoloso del mondo dopo quello cinese, e il più costoso), alle gazzarre e ai ricatti delle «minoranze di turno», al parassitismo e alle ammuine del gregge di nullità e dei «dilettanti presuntuosi», e stia giungendo alle stesse conclusioni.

Lo si può paventare o, magari, sperare.
In entrambi i casi, non c’è da prevedere che i parlamentari italiani incontreranno tanto presto il loro bastonatore.
In Austria, passarono vent’anni e una guerra mondiale.
La marcescenza parlamentare è lunghissima, non finisce mai; e i colpevoli, se mai avverrà l’ora del bastone di ferro, saranno felicemente in pensione.

Maurizio Blondet


Note
1)
 Traggo questo apologo dal saggio storico di Brigitte Haman, «Hitler, gli anni dell’apprendistato, 1909-1913», Milano, 2001.
2) Furono infatti gli estremisti ceki, anti-tedeschi, ad adottare per primi il termine e l’ideologia di «nazionalsocialismo». Molto apprese Hitler dalla Vienna del ‘900. Per esempio, quello che fu per decenni il popolarissimo sindaco (borgomastro) Karl Lueger, cristiano-sociale, benedetto da Leone XIII per le sue riforme sociali, si espresse così nel 1890: «Signori, non posso farci nulla se quasi tutti i giornalisti sono ebrei, e solo qua e là, in redazione, ci sia qualche cristiano da esibire per ogni evenienza, quando arriva qualcuno che altrimenti si spaventerebbe». Lueger municipalizzò le aziende del gas, dell’acqua, dell’elettricità e dei trasporti, che prima erano in mano a «privati per lo più stranieri». Ai Rothschild sottrasse la ferrovia Nordbahn, nazionalizzandola. Uno dei suoi motti: «La politica è magia. Le masse seguono chi sa esaltarle». Di questo borgomastro Hitler scrisse: «Se il dottor Karl Lueger fosse vissuto in Germania, sarebbe stato annoverato tra le grandi menti del nostro popolo».

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domenica 9 febbraio 2014

Life in modern England part 3 - Gli inglesi sono lerci

Cari amici diversamente intelligenti, diversamente abili e diversamente bianchi, oggi parlerò di uno dei tanti odiosi luoghi comuni diffusi in italia a opera della malvagia propaganda antibritannica: la diceria che gli inglesi siano sporchi!

Allora

Tale diceria ingiustificata millanta il fatto che gli inglesi siano più luridi degli italiani. Basta girare per poche ore in un posto frequentato da inglesi per capire come ciò...


Porcoddio

Cazzo dico adesso?

Allora, da certi punti di vista, l'inglese medio è

Machecazzo

Vabbene.

Versione breve: 

Gli inglesi sono sporchi come la merda, non si lavano i denti, non si sciacquano le palle, fetono come una discarica e fanno generalmente schifo. Gli inglesi non si lavano e hanno le case lercie. Contenti?



Versione lunga:

Gli inglesi hanno standard e concezioni di pulizia generica e igiene personale molto differenti dai nostri. Ci sono le eccezioni, ovviamente, ma in generale per gli standard italiani l'inglese medio è lurido come la morte. Suddividiamo il problema in varie sottocategorie, secondo la logica aristotelica (ma che cazzo parlo di logica aristotelica a voi anal-fabeti del mio cazzo? Andate a cagare!)

Dentatura

Nonostante ci sia un servizio di odontoiatria pubblica di tutto rispetto, gli inglesi sono molto piu' sdentati degli italiani, probabilmente per motivi culturali. Molti inglesi non si lavano mai i denti e vanno tranquillamente in giro con metà dei denti mancanti e molti denti neri e rotti. La maggior parte di loro semplicemente non ci bada, soprattutto se si parla di gente del sottoproletariato. In generale l'inglese gira tranquillamente con una dentatura che in italia lo farebbe schifare anche dagli animali della vecchia fattoria.

Tra le varie cause della cattiva dentatura dei british, si possono annoverare l'abuso di alcoolici e di energy drinks (cazzo, molti british ingollano Red Bull come se fosse acqua) e il fatto che molti soffrono di disordini genetici causati da secoli di inbreeding. Mentre gli altri popoli hanno avuto movimenti, emigrazioni e invasioni che hanno reso il pool genetico molto vitale, i british hanno passato secoli a scoparsi le cugine e le pecore. Ciò ha migliorato la resa genetica delle pecore, quasi a livello delle pecore sarde, ma ha peggiorato moltissimo la resa genetica umana!


Inoltre, una vecchia legge britannica dice che se una donna del popolo dimostra di avere un sorriso migliore di quello della regina, dovrà essere immediatamente affogata nel Tamigi o spedita in Svezia o in Danimarca. Dato che la regina regnante è un roito, solo cessi ancora peggiori di lei hanno avuto la possibilità di vivere in UK. Ciò spiega anche come mai le svedesi siano tali fighe da orgasmo istantaneo, mentre le inglesi sono dei cessi a pedali!



Alito

Il mix letale di alcoolismo, cattiva alimentazione e nessuna igiene dentale rende l'alito del british medio simile ad un effluvio di catasta della munnezz nell'agosto napolecano. Ciò è particolarmente evidente al ritorno dal lavoro, momento in cui il brit medio si rilassa dalla lunga giornata lavorativa con un bicchierone di white tea o con una pinta di birra prima di tornare a casa. Trovarsi sul treno di ritorno dal London commute è un'esperienza olfattiva che non si dimentica facilmente, per quanto ci si provi. Alcuni psichiatri dicono di aver avuto buoni risultati con l'elettroshock, ma è ancora una terapia sperimentale.

Igiene personale

Guarda,  ce ne siamo accorti!
In generale i british tendono a lavarsi meno degli italiani, ma il problema peggiore è dato dalla loro alimentazione a dir poco merdosa, unita al loro alcoolismo genetico. Il sudore di una persona che sopravvive con fish'n chips gocciolanti olio di motore e con takeaway indianegri o cinegri è incredibilmente puzzolente. Inoltre, molti british sono al limite dell'alcoolismo, ossia sono perennemente tra il doposbronza, l'ubriaco, il brillo e l'alticcio: il loro odore corporeo è saturo di alcool, ma non se ne rendono conto.
Molti inglesi sono convinti che uno spruzzo di deodorante sia un sostituto efficace per una doccia. No, miei cari british, non lo è.

Bidet

Qui si arriva alle note dolenti. Come forse saprete, in UK il bidet non esiste. Molti non sanno neanche cosa sia.
Avete capito bene, niente bidet.
Le conseguenze di ciò sono difficilmente immaginabili se non ci siete passati. Ci sono parecchie donne british che sarebbero carine, se non si lasciassero dietro una scia di odore simile a quello delle banchine del porto di Mazzara del Vallo dopo il passaggio dei pescherecci.
Finora non mi sono mai avvicinato a una figa britannica e ho paura di farlo. Probabilmente le donne british hanno qualche sistema per l'igiene intima, ma non me la sento di andare da una delle mie poche conoscenze britanniche e chiedere: "Scusa, Julia, ma come fai a lavarti la passera dato che non avete il bidet?" Temo che la risposta sarebbe qualcosa tipo "Perchè, che bisogno c'è di lavarsela?", anche dati gli effluvi che a volte si lascia dietro. Se qualche donna conosce l'argomento meglio di me si faccia sentire, io mi rifiuto di indagare.
Scene di vita quotidiana in UK

Pulizia della casa

In generale le case british hanno la moquette, cosa molto comoda col freddo che c'è qui. Inoltre, non ci sono persiane o tapparelle, quindi le finestre vengono coperte con delle tende.
Il problema è che se vi trovate un una casa di fumatori la puzza di fumo vi perseguiterà a vita. Moquette e tende si impregnano della puzza di fumo e non la lasciano più andare.
Alcuni inglesi hanno idee strane riguardo al lavare i piatti, le posate e le pentole. Diciamo che se siete in casa di altri e non vi fanno vedere la cucina, è meglio se evitate di mangiare o bere qualcosa in quella casa. Si narra di casi in cui gente di buona famiglia aveva pile di piatti lerci lasciati per settimane a macerare con scarafaggi grossi come topi. Per questi inglesi ciò non è un problema, tanto non sanno cucinare e sopravvivono con i "meal deal" del Tesco e con i takeaway cinegri.

Inoltre, molti british hanno un'idea strana riguardo alla pulizia dei piatti. Per loro, è sufficiente infilare il piatto in una tinozza di acqua calda con detersivo, tirarlo fuori e lasciarlo ad asciugare. Avete capito bene, vi può capitare di pranzare e di accorgervi che il piatto è ancora sporco di sapone per piatti e di residui di ketchup dalla colazione, con conseguente conato di vomito immediato e assunzione immediata di antibiotici per scongiurare un'infezione gastrica. Non accettate MAI un invito a cena in una casa british, MAI.

Conclusioni generali

OK, gli inglesi sono lerci. Cercate di non schifarvi quando vedrete un bambino gattonare in giro per la Tube o quando vedrete l'inglese che cammina tranquillamente a piedi nudi per strada, evitate i contatti intimi con i locali e cercate di essere voi a cucinare se si mangia in compagnia. Evitate di intraprendere certi discorsi con i locali, dato che tendono a prenderla molto sul personale. Fate scorta di Amuchina, ne avrete bisogno!

Post scriptum


Per chi non creda alle mie parole, ecco un link interessante:


domenica 2 febbraio 2014

Teste di minchia part 3 / Life in Modern England part 2 - la sicurezza

Cari amici, proprio oggi ho dialogato con un altro esemplare della razza: "Teste di minchia assolute che parlano della vita in UK senza essersi mai mossi da Buseto Palizzolo".

Una delle tante perle di saggezza defecate da tale soggetto era qualcosa tipo:

"Eh, ma io qui vivo tranquillo, in inghilterra rubano, ti entrano in casa, fanno risse, sono pericolosi, c'è delinquenza"

E' inutile mostrare argomentazioni ad una testa di minchia assoluta simile. Con tizi del genere bisogna usare il manganello oppure le immagini. Dato che la manganellata non è ancora disponibile via email, ecco le immagini:


Cari miei piccoli amici, guardate bene, è una casa in periferia. Cosa vedete?

FINESTRE DI VETRO A PIANO TERRA.

Ripetete con me.

FINESTRE DI VETRO A PIANO TERRA. SENZA SBARRE.

Quando è stata l'ultima volta che avete visto una casa con finestre di vetro a piano terra in Italia? In Italia le case hanno le finestre a piano terra murate e le finestre ai piani superiori con le sbarre degne di un carcere. Guardate le porte, cazzo.



Ma lo vedete, diomerdaio? Porticine in legno leggero, uguali a quelle che avevo io nella cameretta. Sono stato in molte case italiane, tutte avevano un portone pari a quello di una galera e una porta di casa blindata. E nonostante ciò, c'era sempre la paura di trovarsi i ladri in casa.

Cristo leccamerda!

Case simili in Italia sarebbero improponibili, verrebbero svaligiate in dieci minuti. In UK la gran maggioranza delle case sono così, perché gli inglesi sanno bene di essere protetti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura. Inizierò a credere che l'UK sia un posto piu' pericoloso dell'italia solo quando vedrò le case con le sbarre alle finestre e le porte blindate. Intendiamoci, i posti di merda ci sono pure qui, non dico che sia il paradiso. Non entrerei a Tottenham, così come non entrerei a Scampia. Però un quartiere di council housing in UK è tutta un'altra cosa rispetto a un quartiere popolare italiano.

I rest my case, teste di minchia.